Come hai vissuto questo periodo di sospensione dell’attività concertistica?
«Il periodo di sospensione è stato un momento difficile per tutti ma ha avuto anche dei risvolti positivi: ritmi rilassati, tempo praticamente infinito per leggere libri, guardare film e dedicarsi in generale a molti interessi che purtroppo nella vita quotidiana vengono sacrificati per mancanza di tempo e per stanchezza».

Che cosa ti è mancato di più della tua attività di musicista?
«Ci sono molte cose che improvvisamente sono venute a mancare: il rapporto con i colleghi, le prove, i concerti e il pubblico. La cosa che mi ha colpito di più è stata la mancanza di suono. Sono abituato a sentire musica quasi tutti i giorni tra prove, studio e concerti. Nei mesi passati all’improvviso l’unico suono che potevo ascoltare era il mio. Il silenzio, anche quello della città, è l’elemento che mi ha affascinato di più».

Quali sono le tue emozioni nel ricominciare a suonare dal vivo in una sala da concerto?
«Non credevo che fosse possibile dimenticarsi di quanto fosse bello suonare insieme ad altre persone. Invece è successo. Nella mia memoria sapevo che era una sensazione bellissima ma le prime prove d’insieme sono state così belle ed emozionanti che hanno di gran lunga superato l’aspettativa. Mi sono emozionato, e dopo tanti mesi è stato veramente bello».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
«Mi vorrei dedicare ad eseguire musica poco conosciuta o addirittura inedita. È un progetto che mi piace molto, credo che abbia senso di esistere, soprattutto in un momento come questo dove la paura che molti elementi culturali possano passare in secondo piano se non scomparire del tutto è concreta».

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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