Qual è stato (e qual è tutt’ora) il ruolo della musica nella sua crescita personale? Quando e perché ha scelto di diventare musicista?
Ho iniziato a suonare a quattro anni, grazie al metodo Suzuki ho imparato a leggere le note prima delle parole. A volte per me è difficile distinguere tra crescita personale e musicale, perché sono sempre state parallele e collegate. Ciò che sono oggi come persona, come adulta, è dovuto probabilmente in gran parte a scelte e riflessioni che mi ha posto di fronte il mio percorso musicale.

Quali tra gli insegnamenti ricevuti in ambito musicale reputa sia stato più prezioso?
La più grande lezione, da subito, è stata quella che per ottenere un qualunque risultato sono essenziali impegno e dedizione. Se ho imparato a essere determinata di fronte a un obiettivo lo devo senza dubbio alla mia educazione musicale e al violino.

Secondo la sua esperienza di giovane interprete, quali sono le azioni più efficaci per attrarre nuovo pubblico (e in particolare i giovani) alla musica classica?
Penso che una cosa molto importante sia rendere intellegibile per l’ascoltatore il discorso musicale. Ovviamente per fare questo è essenziale una buona esecuzione, ma a volte anche qualche strumento intellettuale può essere d’aiuto: un buon programma di sala o una agile guida all’ascolto che senza annoiare porti l’attenzione dell’ascoltatore su alcuni punti essenziali che potrebbero sfuggire a un orecchio non educato.
Credo sia solo questione di far focalizzare l’attenzione dell’ascoltatore sui punti giusti, per superare la barriera di un linguaggio “altro” e magari inusuale. A quel punto diventa impossibile non percepire lo stupore di una cadenza di inganno o non farsi trascinare dal ritmo di una sincope, ascoltando un Quartetto di Beethoven come accadrebbe con qualunque altro genere musicale.

Che cosa c’è nella sua playlist?
Ascolto musica continuamente nel corso della giornata, ma ciò che ascolto dipende molto dal periodo e dall’umore. Per settimane posso ascoltare solamente un Quartetto di Haydn e l’Arte della Fuga di Bach, per poi passare drasticamente a settimane o giornate di Francesco Guccini, Bob Dylan o Carpenter Brut. Mi sempre piaciuto tantissimo anche andare a sentire musica dal vivo, dalla classica al concerto rock, per arrivare alle settimane estive di festival di musica folk tra Francia e Italia!

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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