Maestro, che bello poterla ascoltare ancora a Torino! Questa volta, con il maestro Arosio presentate il programma “Caleidoscopio in musica”. Da quali suggestioni nasce questo programma?
Grazie, anche per me è sempre un piacere ritornare a suonare in una città così viva culturalmente e per una stagione di gran livello come l’Unione Musicale. Direi che l’idea trainante di questo programma nasce dal confronto tra il mio lavoro quotidiano di interprete e l’esplorazione della materia musicale da parte dei compositori. In entrambi i casi c’è, come dire, una gioia di fondo nella ricerca e nella scoperta di nuovi orizzonti a cui ho voluto rendere omaggio in questo programma.

Quali punti di contatto hanno le musiche in programma, che sembrano lontanissime, poiché spaziano attraverso stili ed epoche diverse, da Veracini a Pärt, passando per il Romanticismo?
Tutti questi brani sono basati completamente o in parte sulle varie forme esistenti di variazione, partendo dal classico tema e variazioni arrivando alla ciaccona, alla passacaglia, alla scrittura su un ostinato (Pärt) fino ad arrivare al brano finale, dove interpoleremo due accompagnamenti pianistici di Mendelssohn e di Schumann scritti per la celeberrima Ciaccona di Bach.
Credo inoltre che le due parti del programma siano cogenti in se stesse: nella prima eseguiremo due sonate italiane che rappresenterebbero un po’ l’origine e il punto d’arrivo della evoluzione sonatistica per violino in Italia; nella seconda ci confrontiamo invece con tre brani costruiti sulla pura variazione, chiamando in causa stili e modi di sentire diversissimi fra loro.

Tra i brani che eseguite in concerto, ce n’è uno che ama particolarmente e perché?
Direi forse la Ciaccona di Bach, se non fosse talmente ovvio da risultare quasi banale… L’anno scorso eseguii proprio qui a Torino lo stesso brano insieme all’eccellente Coro Maghini, in una versione fra le più affascinanti che mi sia mai capitato di suonare.
Non trascurerei però neanche la Sonata di Respighi, che ho eseguito molte volte e anche inciso: è un brano che mi ha accompagnato in tutta la mia carriera!

Lei è un apprezzato solista: che cosa le offre in più o di diverso l’esperienza cameristica, che frequenta regolarmente? Come è nata la collaborazione con il maestro Arosio?
La musica da camera è forse l’essenza stessa della musica, il confronto e lo stimolo reciproco arricchiscono gli esecutori, la stessa interpretazione ed il pubblico. Anche l’incontro con l’eccellente Roberto Arosio è nato sotto la stella di una stima reciproca e della voglia di confrontarsi attraverso brani e programmi che affascinano entrambi in modo particolare.

Secondo lei, come cambia l’ascolto (e l’interpretazione) della musica classica nell’era digitale, in cui la fruizione dei contenuti è estremamente veloce? Ha ancora senso l’ascolto di un concerto dal vivo?
Inizio dall’ultima parte della domanda: l’esecuzione dal vivo è e sarà sempre a mio avviso insostituibile, in quanto rende vero e concreto il rapporto personale fra musicista e pubblico. Certamente la facilità di fruizione delle registrazioni ha portato un grande cambiamento nel modo di ascoltare: forse il pubblico è ora più preparato ed esigente quando va a sentire un concerto, ma questa è una bella sfida per noi artisti e ci incoraggia a rendere ogni esecuzione unica ed indimenticabile.

Lei attualmente suona un violino Guarneri del 1743, messo a disposizione dalla Fondazione Pro Canale Onlus. Che cosa ricerca in uno strumento musicale?
Lo strumento è essenzialmente un partner, dunque io cerco e trovo appoggio, comprensione, aiuto e ispirazione. Inoltre i grandi strumenti hanno la magica capacità di insegnarti sempre qualcosa, se li sai ascoltare. “Sentire” la personalità di uno strumento e modellarla suonando, lasciando aperta la possibilità di venire a propria volta modellati, è un’esperienza entusiasmante!

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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