Lei ha iniziato molto presto a studiare pianoforte, ci racconta come è nata questa sua passione? Quando ha capito che sarebbe diventata la sua professione?
«È stato totalmente naturale avvicinarmi alla musica: la mia mamma è diplomata in pianoforte e clavicembalo, avevamo entrambi gli strumenti a casa e con molta curiosità mi avvicinavo a provarli (col terrore di mia madre, perché il clavicembalo è uno strumento delicatissimo). Mio fratello maggiore Jacopo, anche lui pianista, ha iniziato per primo a suonare e per me, che condividevo giochi e tempo libero con lui, è stato spontaneo emularlo. Fin da subito la musica e il pianoforte sono diventati parte integrante della mia vita e della quotidianità e sono stati compagni fidati della mia crescita personale.
Probabilmente una volta uscita dal Conservatorio, da un ambiente “protetto”, ho realizzato cosa volesse dire veramente intraprendere la musica come professione, cioè cercare una propria voce e identità in un mondo creativo molto vasto e allo stesso tempo mettersi continuamente in gioco cercando di fare sempre un passo al di fuori della propria comfort zone».

Nel suo percorso di perfezionamento spiccano due grandi nomi, Leonid Margarius all’Accademia “Incontri col Maestro” di Imola e Benedetto Lupo all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Che cosa le ha donato l’incontro con questi due importanti maestri?
«Aver incontrato questi Maestri è stata una fortuna incredibile, sicuramente non sarei la pianista di oggi senza averli incrociati nel mio percorso. Prima ho studiato col maestro Margarius che mi ha trasmesso la sensibilità della scuola russa, ma soprattutto mi ha aperto le porte verso un mondo musicale fatto di suggestioni e immagini sonore.
In seguito, durante gli anni trascorsi nell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ho intrapreso un percorso personale, oltre che musicale, profondissimo: il maestro Lupo ha la straordinaria capacità di guidare i propri alunni affinché il loro mondo interiore possa tradursi pienamente nel fare musica».

Quali sono state le esperienze musicali che l’hanno segnata maggiormente fino a oggi?
«Non riesco a pensare solamente a pochi momenti pregnanti, ma credo che il risultato della persona e della musicista che sono oggi sia dato dall’insieme di ogni evento del mio percorso. Dal più piccolo concerto per amici e familiari ai grandi concorsi, ognuno di loro ha rappresentato un momento saliente di contatto con la mia interiorità, lasciando così un’impronta indelebile.
Ho sempre trovato poi grande fonte di arricchimento nell’incontro con altri musicisti: dalle lezioni e conversazioni con grandi maestri, alle collaborazioni di musica da camera, credo che la condivisione dell’esperienza musicale sia fondamentale come momento di confronto e di crescita».

Nell’era di Youtube e dei vari profili social, i concorsi sono ancora l’unica possibilità di emergere per un giovane musicista di talento?
«Credo che in un mondo in continua evoluzione come quello di oggi non sempre basti essere vincitore di un concorso per avere la garanzia di “sfondare” nel mercato musicale, ma sia poi necessario dimostrare di possedere altre qualità comunicative che permettano di mantenere nel tempo una connessione col pubblico. I social sicuramente offrono un’infinità di strumenti per entrare in contatto con vastità di persone e credo che per questo siano un mezzo potentissimo. Che possano scatenarsi veri e propri fenomeni mediatici anche nell’ambito della musica classica grazie a Youtube o Instagram non è più una novità ormai; il rischio però è quello di farsi abbagliare da un successo apparentemente a portata di mano, ponendo la qualità dei contenuti in secondo piano rispetto al risultato mediatico. La ricerca artistica dovrebbe rimanere secondo me la priorità assoluta, sta poi alla sensibilità del musicista trovare lo strumento più adatto per veicolare questo messaggio».

Oltre alla musica quali sono le sue passioni?
«Mi piace immergermi nel mondo più frivolo della moda e da un paio d’anni sto imparando a creare e cucire dei vestiti, ho anche realizzato un paio di vestiti da concerto.
Dopo ore di studio inoltre sento la necessità di ritagliarmi del tempo per distendere il corpo e la mente e trovo questo ristoro nel praticare Yoga. Per me è diventato fondamentale per ritrovare un equilibrio fisico dopo aver passato diverse ore seduta».

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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