Natalie Clein, il suo suono è stato descritto come “ipnotizzante” e “appassionato”.  Come è riuscita ad ottenerlo? Cosa vuole trasmettere al suo pubblico?
Per me l’idea di suono è simile a quella dell’anima di uno strumento: è un’eco di significato e d’amore per lo strumento e per il brano.
Quindi sono sempre felice quando questo amore arriva al pubblico!

Il prossimo 28 ottobre debutterà a Torino per l’Unione Musicale con il pianista Cédric Pescia e suonerà tre brani di Britten, Beethoven e Šostakóvič.
C’è un filo conduttore tra queste pagine? Qual è il suo approccio agli autori?
Io e Cédric abbiamo scelto il programma insieme. Volevamo includere qualcosa di Beethoven, in questo anno così importante per la sua musica. Le 5 Sonate per violoncello sono dei pezzi per duo molto importanti per noi e un’infinita fonte di fascino. Šostakóvič e Britten erano grandi amici e spesso sento le influenze di Šostakóvič nella musica di Britten. Spero che il programma inviti gli spettatori a contemplare i due momenti storici molto diversi in cui sono vissuti questi due compositori, ma con diversi fili conduttori: l’idea dell’abbandono, la bellezza della pace ritrovata e il mistero dell’immobilità e del silenzio.

 Lei ha suonato diverse volte con Cédric Pescia. Com’è nata la vostra collaborazione? Come lavorate insieme? Qual è il punto di forza della vostra collaborazione?
Tutto parte dal rispetto. Rispetto totalmente Cédric come musicista e come pianista (per me sono due cose diverse!). Percepisco un’incredibile fluidità, flessibilità e brillantezza nel suo modo di suonare e anche una profonda conoscenza della musica. È una gioia lavorare con lui! Ci siamo conosciuti ad un festival in Svizzera molti anni fa.

Ha avuto finora una lunga e brillante carriera. Che cosa le ha dato e che cosa le ha tolto la musica?
Penso che in questo lavoro si debba essere appassionati e non far scendere a compromessi la propria arte, ma per me è stato un dono poter dedicare la mia vita professionale ad una vocazione. Amo anche insegnare e trasmettere l’incredibile cultura che i miei maestri, come Heinrich Schiff e Bernard Greenhouse, mi hanno dato. Non credo che la musica mi abbia tolto qualcosa: ha solo arricchito la mia esistenza!

 

Intervista raccolta da Clarissa Missarelli per l’Unione Musicale

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