Sul sito del Trio Debussy svetta una frase, «Dal 1989 musica insieme»: poche parole per racchiudere la vicenda umana e professionale di questo ensemble torinese che, con i suoi trent’anni di attività, si qualifica come il più longevo trio del panorama musicale italiano. Abbiamo chiesto ad Antonio Valentino, Piergiorgio Rosso e Francesca Gosio di svelare la ricetta della loro lunga “avventura” insieme.

Come è cambiato nel corso degli anni il vostro modo di fare musica in trio?
«Il suonare insieme inevitabilmente porta all’interno delle sessioni di studio la risultanza della vita vissuta fuori dalla musica. Parliamo sempre di delicato equilibrio, cosa entra e cosa rimane fuori da noi quando suoniamo? Entra certamente la maturità degli anni, la temporanea (perché siamo sempre in movimento) soluzione agli interrogativi posti in centinaia di ore di prove, una parte del nostro umore giornaliero. Se qualcosa è cambiato, forse è la voglia di non dimostrare più alcunché: trent’anni di attività su questo repertorio ci rendono sereni sulle scelte interpretative, anche perché siamo consapevoli che nei prossimi trenta continueremo a interrogarci ancora, senza sosta, cercando altri possibili percorsi».

I musicisti del Quartetto Casals, nel festeggiare anche loro un importante anniversario, hanno dichiarato che “I primi vent’anni servono per imparare a “suonare insieme” e i successivi venti per imparare a “suonare separatamente”. Condividete anche voi questa affermazione?
«Sicuramente suonare insieme significa far convivere individualità e condivisione, ascolto di sé e ascolto degli altri. Un vero ensemble da camera si riconosce proprio per le scelte condivise, che danno unità senza appiattire le singole personalità. La musica da camera è il punto più alto di democrazia musicale, tutti partecipano alle scelte del nucleo finale senza rinunciare al proprio essere. In fondo, è quasi una terapia che aiuta il singolo ad analizzarsi in profondità, stabilendo nello stesso tempo un costante contatto empatico con i colleghi».

Come ha influito sul vostro percorso professionale la vostra costante attività didattica?
«L’attività didattica aiuta chi la pratica con passione a chiarire e a verbalizzare concetti che spesso vengono sintetizzati solo nell’atto stesso del suonare. Insegnare è dunque di per sé il più grande insegnamento. Il nostro lavoro di docenti si svolge principalmente in Conservatorio, ma da molti anni insegniamo anche presso l’Accademia di Pinerolo, facendo lezione tutti e tre contemporaneamente. Questo tipo di lezione, oltre a essere particolarmente stimolante per gli studenti, ancora una volta aiuta a conoscerci più approfonditamente».

Alla luce della vostra esperienza, quali consigli vi sentite di dare a un giovane e promettente ensemble che si affaccia alla carriera musicale al giorno d’oggi?
«Il percorso è quanto di più difficile e bello si possa immaginare. Fare musica insieme comporta una capacità di ascolto non solo musicale ma anche e soprattutto umana. La cosa straordinaria, che ripaga da tutte le fatiche, è però il senso di piena condivisione e di intesa profonda che solo un gruppo da camera stabile riesce a dare. Quando si suona insieme si è davvero tutti e uno nello stesso istante. Da didatti siamo sempre entusiasti di vedere nascere nuove formazioni, consapevoli che per vivere la musica non ci sia di meglio che realizzarla insieme ad altri».

Trio Debussy dal 2020: quali progetti nel vostro prossimo futuro?
«I sogni sono sempre stati per noi più interessanti dei progetti. Il nostro sogno sarebbe quello di poter realizzare un festival “senza barriere”, in cui coinvolgere formazioni giovani e altre già affermate per far musica insieme, trasferendosi osmoticamente esperienza ed entusiasmo. Tutto questo al servizio di un pubblico che, adeguatamente preparato, possa cogliere la meravigliosa profondità spirituale della Musica. Un progetto che in passato l’Unione Musicale ha già sposato, in particolare con i concerti della serie Atelier Parigi; ci auguriamo che possa concretizzarsi nuovamente…»

 

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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