mercoledì 19 febbraio 2020 – ore 21
Conservatorio Giuseppe Verdi, piazza Bodoni – Torino
serie pari, l’altro suono

Hespèrion XXI
Jordi Savall / viola da gamba soprano e bassa

Rolf Lislevand / tiorba, chitarra
Andrew Lawrence-King / arpa tripla

 

L’EUROPA MUSICALE DAL RINASCIMENTO AL BAROCCO

 SPAGNA
Diego Ortiz (1510-1570) Recercades sobre tenores
Gaspar Sanz (1640-1710) Jácaras – Canarios

INGHILTERRA
Tobias Hume (1569-1645) Musicall Humors

NUOVE ROMANESCHE
Diego Ortiz Recercada V (romanesca)
Anonimo (Inghilterra) Greensleeves to a Ground (romanesca)
Anonimo (Messico) Improvvisazione sopra la Guaracha

ITALIA
Emilio de’ Cavalieri (1550-1602)
Sinfonia – Ballo del Gran Duca

GERMANIA
Johann Sebastian Bach (1685-1750) Allemande
Johannes Schenck (1660-1712) Aria burlesca

FRANCIA
Marin Marais (1656-1728)
Les Voix Humaines – Couplets des Folies d’Espagne

 TEMI E IMPROVVISAZIONI
Francisco Correa de Arauxo (1584-1654) Glosas sopra Todo el mundo en general
Anonimo Improvvisazione sopra il Canarios
Antonio Valente (1520-1580) e anonimo Improvvisazione sopra la Gallarda napolitana

 

Jordi Savall torna all’Unione Musicale per presentare una nuova tappa del suo infinito viaggio alla scoperta di repertori senza confini e di meraviglie musicali lasciate nell’oscurità o nell’indifferenza. Insieme ai musicisti Rolf Lisveland e Andrew Lawrence King, colonne portanti dell’ensemble Hespèrion XXI, l’artista catalano sarà a Torino mercoledì 19 febbraio 2020 (Conservatorio – ore 21) con un programma dedicato ad autori europei dal Rinascimento al Barocco.
Direttore e virtuoso di viola da gamba, didatta, ricercatore e creatore di originali progetti musicali e culturali, Jordi Savall da oltre cinquant’anni è indiscusso protagonista nel processo di ricerca, studio, valorizzazione ed esecuzione della musica antica. Nel 1974, assieme alla moglie Montserrat Figueras, fonda l’ensemble Hespèrion XXI con il quale per molti anni si occupa della diffusione del patrimonio musicale dell’Europa del Mediterraneo, dall’antichità al diciottesimo secolo, allargando poi l’orizzonte geografico fino a esplorare le tradizioni musicali sefardita, araba e dell’America Latina.
Con il progetto intitolato L’Europa musicale dal Rinascimento al Barocco Savall propone un programma che mette insieme autori di estrazione diversa, come Ortiz, Sanz, Hume, Emilio de’ Cavalieri, Bach, Schenck, Marais e rivela come esista, fin dai da tempi più antichi, un’Europa musicale ben più solida e riconoscibile di quella politica. Come rivela Savall stesso in una recente intervista per “Sistema Musica” «La musica ha contribuito in maniera decisiva alla costruzione di una tradizione e di un’identità culturale europea».
Il punto di partenza dell’analisi di Savall è lo studio di forme di danza e di canto, di origine popolare, come la Follia o il Canarios, sviluppatasi nella penisola iberica nel tardo Medioevo e poi assimilate nel repertorio polifonico dei secoli successivi, utilizzate come base armonica su cui inventare serie di variazioni virtuosistiche. Una tradizione, questa, che giunge fino al XVIII secolo e investe tutta l’Europa, valorizzata da compositori come Corelli, Alessandro Scarlatti e Vivaldi in Italia, Marais e d’Anglebert in Francia, Johann Sebastian e Carl Philipp Emanuel Bach in Germania. Nelle loro sapienti mani queste musiche estemporanee, frutto di una pratica improvvisatoria e di un’ispirazione semplice e spontanea, prendono una dimensione senza tempo e concorrono a creare una civiltà musicale forte e riconoscibile.
Un concetto di identità culturale musicale molto forte che, secondo Savall arriva fino ai giorni nostri: «Mozart, Beethoven, Vivaldi, Rameau agli occhi del mondo sono ritenuti compositori europei; nati tedeschi, francesi o italiani certamente, ma diventati creatori d’un linguaggio profondamente europeo. I princìpi della civiltà musicale tracciati nel vecchio continente sono diventati, col tempo, di tutti».
Ancora una volta Savall compie un passo avanti nel suo lavoro di indagine musicologica del passato, un lavoro che molti hanno paragonato a quello dell’archeologo: «Occorre una precisa consapevolezza del contesto storico in cui un certo repertorio nasce e si sviluppa, dobbiamo studiare la storia del momento, la pratica degli strumenti, dell’ornamentazione, dell’articolazione». Con un vantaggio in più rispetto all’archeologo, perché il musicista, con le sue capacità interpretative, può di volta in volta donare nuova linfa a queste musiche che giungono da epoche lontane: «L’archeologo non può ricostruire un’atmosfera – conclude il maestro catalano – mentre un musicista sì. Anzi, non solo può, ma ha il dovere di farlo».

 

BIGLIETTERIA

poltrone numerate, euro 35
in vendita online e presso la biglietteria di Unione Musicale
ingressi, euro 20 e riduzioni per i giovani fino a 21 anni
in vendita il giorno del concerto presso il Conservatorio dalle ore 20.30

INFORMAZIONI
Unione Musicale, piazza Castello 29 – 101023 Torino – tel. 011 566 98 11 – info@unionemusicale.it
orario: martedì e mercoledì 13-17 – venerdì 10.30-14.30

 

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