A Torino presentate il programma “Il Milione ovvero il libro delle meraviglie”. Com’è nata l’idea di questo progetto? Ce lo potete raccontare brevemente?
«L’idea del progetto è nata sull’onda dell’entusiasmo per i precedenti programmi con David Riondino (Roman de Fauvel e Rime Petrose di Dante Alighieri). L’abbinamento meditato e selezionato di musica strettamente connessa ad un testo letterario fornisce una duplice chiave di accesso e interpretazione tanto alla musica che al testo, non solo al pubblico, ma agli stessi esecutori. Da sempre i nostri programmi hanno un’ispirazione non strettamente musicologica, ma storico-geografica o filosofica. A volte ci concentriamo su monografie incentrate su un compositore o su un repertorio musicale specifico, ma spesso per le nostre ricerche e i nostri progetti siamo partiti da spunti letterari. Nel caso del Milione, un libro che ebbe una straordinaria diffusione nell’Europa medievale, ci ha affascinato l’idea di affiancare repertorio musicale occidentale e orientale»

Il sottotitolo del concerto è “Viaggio musicale sulle tracce di Marco Polo”. Secondo quali criteri avete scelto le musiche?
«Guardando le illustrazioni dei primi manoscritti del Milione (che viene redatto in francese da Rustichello Pisa), ci si rende conto che il racconto che Marco Polo fa dei mondi da lui esplorati viene recepito con una sensibilità occidentale. I paesaggi illustrati sembrano scenari da romanzo cortese, gli animali ricalcano la fauna europea, l’intero immaginario è europeo. Quindi abbiamo selezionato dei brani che illustrassero cronache o leggende descritte nel Milione, come ad esempio la caccia, il deliquio da fumo, i festeggiamenti di corte, il miracolo, dal repertorio tra Duecento e Trecento di area veneta e francese, mentre le descrizioni dei territori sono commentate dalla musica di tradizione mediorientale eseguiti da Elena Baldassarri al tabla e Ourania Lampropoulou al santour. In un certo senso la Reverdie rappresenta ciò che Rustichello da Pisa si immagina mentre scrive, e le due musiciste orientali rappresentano ciò che Marco Polo ha veramente visto!»

Che cosa può ancora dire all’uomo odierno il personaggio di Marco Polo?
«Il suo racconto è affascinante, lucido e puntuale. Marco Polo non prende posizione, non giudica mai gli usi o le credenze delle popolazioni, sebbene lontanissime da quelle occidentali (così lontane che le letture riserveranno dei momenti veramente comici!). Non è un semplice mercante: è un esploratore, un uomo di scienza, in lui la curiosità procede insieme al rispetto. Doveva essere veramente un giovane straordinario! Partì quindicenne e durante il viaggio imparò diverse lingue per comunicare con il Gran Khan e le popolazioni che andò a conoscere, popolazioni e culture remote di cui avremmo saputo poco o niente, se non avessimo avuto le sue cronache, cosi vivide e dettagliate».

Com’è nata la vostra collaborazione con il cantautore, attore, regista (…) David Riondino? Avete già affrontato insieme altri progetti?
«Con David Riondino lavoriamo dal 2014. Ci fu proposto di eseguire il Roman de Fauvel, un’opera di satira musicale e letteraria dei primi del 1300 con Paolo Rossi, che poi rinunciò. Riondino, da sempre interessato alla poesia, alla metrica, alla musica, alla satira, accettò e la collaborazione fu subito molto stimolante e proficua, oltre che divertente. Un altro affascinante progetto è stato quello sulle Rime Petrose di Dante, che abbiamo affiancato a brani dall’Ars Nova Italiana con testi dalla sorprendente affinità tematica e poetica. Abbiamo spesso lavorato con attori (Gerard Depardieu, Alessandro Preziosi, Moni Ovadia, Mimmo Cuticchio), ma con Riondino l’attività è stata continuativa, ci si capisce al volo, anche grazie al fatto che è musicista e cantautore. E si sente a suo agio anche nel Medioevo!»

Avete da poco superato i 30 anni di carriera: che cos’è cambiato nel frattempo nel mondo della musica antica?
«La vita da un lato si è semplificata, perlomeno per quanto riguarda la ricerca. La meritevole digitalizzazione di manoscritti musicali che molte biblioteche hanno effettuato, condividendo i loro patrimoni, ha reso molto più veloce la consultazione delle fonti. Una volta bisognava richiedere i microfilm, aspettare mesi, stamparli, vedere i manoscritti in negativo… Internet può essere un grande aiuto per i musicisti! Dall’altro lato, purtroppo gli enti che riescono ad organizzare attività musicali si sono ridotti sia in Italia sia all’estero, e quelli che sopravvivono sono degli eroi. Il problema non sembra essere il pubblico: noi non abbiamo riscontrato diminuzione di appassionati alla musica antica, i nostri concerti di solito sono molto frequentati e l’interesse per questo repertorio non manca. Noi abbiamo fatto in tempo a conoscere grandi produttori discografici o radiofonici e direttori artistici di festival di musica antica in Italia e in Europa che investivano in progetti musicali, non necessariamente in grandi eventi, mentre a volte oggi alcuni organizzatori (non è certo il caso dell’Unione Musicale) ricercano i grandi numeri, penalizzando i repertori come la musica “da camera”, antica o classica che sia».

Oggi ci sembra di riscontrare un forte ritorno di interesse verso la musica antica da parte di molti giovani interpreti e ascoltatori. Come spiegate questo fenomeno?
«In realtà noi abbiamo percepito interesse per la musica medievale da parte dei giovani anche in passato. Spesso ai nostri concerti interviene un pubblico molto variegato sia per età che per interessi culturali. Il fascino di un patrimonio musicale da cui discende tutta la musica europea (che in realtà ha pure dei legami con quella asiatica, come sentiremo nel programma sul Milione) è innegabile ed è percepibile anche dal pubblico non esperto di Medioevo. Adesso anche in Italia iniziano ad esserci Istituzioni dove la musica medievale viene studiata a livello accademico, quindi i giovani hanno l’opportunità di conoscerla e praticarla».

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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