Come vi è venuta l’idea di mescolare la classica con altri stili musicali?
«La cosa più interessante nel suonare stili musicali diversi è che richiedono abilità e un approccio mentale completamente diversi. Se la musica classica riguarda principalmente l’interpretazione del repertorio secondo le diverse “regole” sedimentate nel corso dei secoli, la musica pop (o almeno la nostra versione di essa), ci dà molta più libertà di creare in autonomia e scoprire nuove tecniche e nuovi suoni sullo strumento. Inoltre pensiamo che sia nostro dovere, come musicisti del 21° secolo, riconoscere la ricchezza delle diverse culture musicali e vederle tutte come una grande fonte di ispirazione».

Quando avete capito che la musica sarebbe diventata il vostro lavoro? Quanto è cambiata la vostra vita da allora?
«Non è mai stata una vera decisione. Piuttosto un processo naturale in cui il tuo hobby si trasforma nella tua passione e alla fine nel tuo lavoro. La musica è sempre stata l’elemento più importante della nostra vita: ecco perché la nostra vita continua a cambiare con la nostra musica. La musica ci porta in diverse parti del mondo e siamo costantemente alla ricerca di nuovo repertorio, nuovi posti, nuove abilità. Anche se la vita da musicista può essere dura e sorprendente (perché non si può mai essere veramente sicuri di cosa porterà il domani!), è comunque la più eccitante e l’unica che ognuno di noi possa immaginare».

Quale processo creativo vi porta a creare una nuova composizione?
«Se ci fosse un processo che funzioni sempre allo stesso modo, saremmo molto felici di impararlo. Il fatto è che ci sono un milione di modi diversi in cui l’ispirazione può accendersi. Può accadere mentre suoniamo i nostri strumenti ad arco, oppure mentre suoniamo il pianoforte, mentre siamo in viaggio o facciamo un’escursione su una bellissima montagna. E tuttavia, una volta che l’idea iniziale c’è, ognuno di noi trova anche modi diversi per avviare il flusso della composizione vera e propria».

Che consiglio potete dare ai giovani che vogliono avvicinarsi alla musica classica?
«Se hai un Piano B: fallo!

A parte gli scherzi… La musica classica ha ancora la reputazione di essere un genere musicale molto elitario, riservato a un gruppo di intellettuali molto sofisticato. Indubbiamente è vero che più conosci un certo compositore, i meccanismi degli stili musicali ecc., più imparerai ad apprezzarlo, ma noi siamo convinti che ascoltare la musica di Ravel può essere commovente allo stesso modo sia per chi che non ha una conoscenza approfondita di questa musica sia per un nerd impressionista. La bellezza accade, si esplicita solo su livelli diversi. La musica classica quindi è universale, parla a tutti, ed è un linguaggio musicale infinito e molto versatile, che a volte sa di rock e ti fa venire voglia di ballare (come il terzo movimento del Quartetto Dvorak, che alla fine non è altro che una danza ispirata alla musica popolare boema), ma che può anche farti sentire molto nostalgico. Il Quartetto di Ravel per esempio ad alcune persone fa questo effetto….
Quindi il nostro consiglio è: non abbiate mai paura delle grandi sale dove spesso si suona musica classica. È musica di vita quotidiana proprio come lo è la musica pop. Suonatela ai vostri amici, fate jam session di musica classica, suonatela per strada, nel vostro salotto e alle feste. O anche organizzate piccoli concerti in luoghi dove la musica classica non viene mai suonata: come il vostro bar preferito, la vostra libreria preferita, ecc. Siate creativi e spargete la voce!»

Quali altri generi musicali vi piacciono oltre alla musica classica?
«In realtà non pensiamo troppo spesso a generi diversi. La buona musica non è definita dai generi. Certamente ci sono fasi nella nostra vita in cui veniamo particolarmente affascinati da un certo stile o cultura musicale, come ad esempio dopo viaggi in paesi con una forte cultura musicale, come l’Irlanda, la Bulgaria, la Spagna, il Brasile, Cuba… e quasi ogni altro paese. È una cosa bellissima concentrarsi sullo stile musicale del posto in cui si sta viaggiando, ed è anche molto gratificante cercare di integrarne alcuni elementi nel proprio stile musicale».

Cosa volete esprimere con la vostra musica? Quali emozioni volete suscitare in noi?
«Il nostro album Spectrum può essere definito un album “pop strumentale”. Le canzoni pop raccontano sempre una storia molto chiara, così come i nostri brani. Sono storie di luoghi in cui siamo stati, storie di lunghi viaggi in treno o storie che raccontano la capacità unica degli strumenti ad arco di riprodurre una gamma di suoni incredibilmente ampia. Come in “The Shoemaker”, dove mettiamo in musica il processo che porta alla realizzazione delle scarpe!»

Intervista raccolta dagli studenti del Liceo Gioberti di Torino

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