Siete cresciuti insieme nell’ambito musicale: quali sono le tappe fondamentali di questo vostro percorso?
Laure Hélène: «Sono cresciuta in una famiglia nella quale la musica ha un ruolo centrale, poiché anche le mie sorelle e i miei genitori sono musicisti. Direi che le tappe fondamentali che hanno segnato il mio percorso sono stati gli incontri con persone importanti. La mia famiglia e i miei insegnanti mi hanno permesso di crescere con la musica oltre ad aiutarmi a crescere umanamente nella vita. Dai concorsi ai concerti, mi hanno supportato e mi hanno permesso di essere dove sono ora. Direi che ogni tappa della mia vita musicale è stata fondamentale, dalla più a breve alla più intensa. La più recente, quella di entrare a far parte del Trio Metral, rappresenta ciò che da sempre ho desiderato fare: musica da camera!»

Joseph: «Il Concorso Haydn è stata una delle tappe fondamentali, ma altrettanto gli anni trascorsi al Conservatorio di Parigi, nella classe del maestro Olivier Charlier. Le registrazioni di Mendelssohn e Weinberg-Šostakovič sono state cruciali sia per l’esperienza sia per le forti emozioni che ho provato nella realizzazione dei dischi».

Victor: «Uno dei primi ricordi del Trio è il nostro primo concerto, eravamo molto giovani e avevamo eseguito un Trio di Haydn. Gli incontri con i grandi maestri come Michel Dalberto, Alfred Brendel, Menahem Pressler sono stati poi fondamentali per la nostra formazione. Sono d’accordo con Joseph, la vittoria al Concorso di Haydn e le registrazioni degli album Mendelssohn e Šostakovič-Weinberg sono stati passaggi determinanti nel nostro percorso».

Dopo le esperienze vissute e maturate finora quali consigli pensate di dare ai giovani musicisti che vorrebbero dedicarsi alla professione musicale?
Laure Hélène: «Non lasciare andare il proprio sogno, se è quello che uno vuole davvero fare. Agisci con il tuo istinto, il tuo intuito e, soprattutto, abbi pazienza! Fondamentale è anche la scelta di un buon insegnante e di un buon Conservatorio e, molto importante, lavorare sul proprio corpo, sulla respirazione e sulla mente, elementi troppo importanti e troppo poco approfonditi nell’apprendimento dello strumento, poiché ci si focalizza solo sulla musica e sulla pratica».

Joseph: «La pazienza, il migliore strumento del musicista, insieme alla perseveranza, fanno sì che si crei la giusta combinazione per avere la fortuna dalla propria parte».

Victor: «Come dice Jacques Brel “Il talento è invidia”. All’inizio bisogna avere dei buoni insegnanti e la voglia di migliorare, dopo, giorno dopo giorno, bisogna continuare a costruire progetti con gli altri, la musica da camera è un’arte da vivere. E poi non mollare mai, bisogna sempre combattere per le proprie passioni».

Com’è cambiata la vostra vita dopo la vittoria del Concorso Haydn di Vienna?
Joseph: «La mia vita non è veramente cambiata dopo il Concorso Haydn ma è pur vero che una vittoria di quel tipo è un ottimo “biglietto da visita” nel mondo dello spettacolo».

Victor: «Vincere un premio così prestigioso è un’occasione davvero rara! Molto lavoro, stress, interrogativi… Grazie a questa vittoria abbiamo potuto mettere il nostro nome nell’albo d’oro di questo grande concorso internazionale e fare la storia: mai prima di allora un trio francese così giovane e della stessa famiglia aveva vinto questo titolo e aveva vinto così tanti premi. Siamo stati in grado di suonare in luoghi leggendari come il Musikverein e il Konzerthaus di Vienna, la fiducia dei maggiori festival ci ha permesso di affermare ulteriormente il nostro Trio nel panorama musicale europeo».

Come giovani musicisti, quali sono i vostri sogni? Quali sono gli obiettivi che vi proponete di raggiungere?
Laure Hélène: «Continuare a fare quello che faccio. Andare avanti con musicisti straordinari, continuare a viaggiare e incontrare persone diverse da me, arricchirmi grazie a loro, scoprire nuova musica e girare il mondo!»

Joseph: «Uno dei miei sogni sarebbe quello di fare una tournée negli Stati Uniti o in Asia. A breve termine ho come obiettivo un disco con il Trio di Ravel. Un musicista affermato non è mai veramente soddisfatto e alza costantemente l’asticella. Sa che c’è sempre margine di miglioramento».

Victor: «Il mio sogno è quello di registrare e suonare il repertorio integrale per trio con pianoforte e di aprire l’ensemble a nuove collaborazioni, con un violista, clarinettista o cantante, per approfondire altri capolavori. Far scoprire questo repertorio e suonare la musica del nostro tempo è anche molto importante per la nostra generazione».

Domenica 7 novembre suonerete a Torino presentando un programma che va da Haydn a Šostakovič, passando per Mendelssohn. Secondo voi, esiste un fil rouge che unisce le opere di questi tre grandi compositori?
Joseph: «Certamente! Il programma, infatti, ci è molto caro perché i tre brani sono legati da eventi chiave della nostra stessa carriera di trio. Ovviamente il Trio di Haydn è molto importante per noi, avendolo suonato per il Concorso nel 2017 e poiché riteniamo che questo compositore sia il padre della musica da camera. Possiamo dire che con lui è iniziata la nostra avventura!

Il Trio di Mendelssohn, che abbiamo registrato per il nostro primo disco, è una delle grandi pagine del periodo romantico. Lo suoniamo regolarmente poiché pensiamo che i Trii di questo autore siano capolavori della musica da camera.

E infine il Trio op. 8 di Šostakovič, autore emblematico del Ventesimo secolo, è a nostro avviso meno conosciuto del secondo, l’op. 67, ma presenta particolarità che lo contraddistinguono, come i colori romantici e delicati, che raramente si sentono nell’opera del compositore sovietico».

Intervista raccolta da Corinne Hugonin per l’Unione Musicale

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