Betsabea ed Elia Faccini, quando e come avete deciso di fondare il Faccini Piano Duo?
«Il nostro Duo è stato fondato nel 2015 in conservatorio, a Lucca. Uno dei corsi a scelta del Triennio di Pianoforte era proprio dedicato a questa formazione, e fu l’insegnante che teneva il corso, il Prof. Riccardo Peruzzi, a convincerci a provare. La frase che utilizzò fu: “Proviamo, tra fratelli è facile!”. Dopo circa due anni di studio in duo abbiamo iniziato a partecipare ai concorsi e a tenere i primi concerti in coppia. Da lì non ci siamo più fermati!»

 Quella di suonare il pianoforte a quattro mani è una pratica che richiede una forte intesa e intimità. Essere fratelli vi agevola, per esempio con una maggiore libertà di espressione?
«Sicuramente quello di essere fratelli è un aspetto molto importante, ci sono tantissimi duo pianistici che lo dimostrano, le sorelle Labèque, i fratelli Jussen. Non è però l’unico aspetto importante! Ciò che conta è giungere ad una visione comune di ciò che si vuole suonare, ad uno stesso “respiro musicale”! Per questo servono anni ed anni di studio, nonché una totale fiducia nel proprio partner. Aiuta molto inoltre aver avuto un percorso di studi simile, un’idea di tocco, di movimento, che, durante l’esecuzione, favoriscano la creazione di una forte sinergia musicale!»

 I vostri repertori includono anche vostre trascrizioni di brani provenienti da un repertorio non solo classico. Come lavorate su queste trascrizioni?
«Il lavoro sulle trascrizioni è forse uno dei più interessanti che abbiamo fatto da quando siamo entrati nel mondo del duo pianistico. Il primo brano per pianoforte a 4 mani che abbiamo studiato fu I Pini di Roma di Ottorino Respighi. È stato per noi di grande fascino cercare di capire e di scoprire come l’autore avesse trasportato il suono di tantissimi strumenti diversi su 88 tasti. La grande sfida è naturalmente sempre cercare di ricreare i differenti timbri e tipi di tocco sul pianoforte per simulare gli ottoni, gli archi, i fiati. Da qui l’interesse di scoprire brani orchestrali e creare trascrizioni nostre. Il punto di partenza è sempre il compromesso, ossia guardare la partitura orchestrale e capire quali siano le linee più importanti da mettere in evidenza, quali tenere e quali sacrificare. Purtroppo, 88 tasti sono tanti ma certe volte non sono sufficienti…e spesso sono un problema anche il numero delle dita! Successivamente c’è il lavoro al pianoforte, poiché tutte le linee si devono amalgamare bene tra le mani, e un grande lavoro di registrazione, per vedere se effettivamente il passaggio funziona all’ascolto. Spesso le scritture orchestrali non rendono bene sulla tastiera e quindi dobbiamo fare ancora una volta delle scelte per trovare la soluzione pianistica migliore!»

Di solito la scelta dei brani più attuali nasce da un’esigenza di esprimervi al di fuori delle convenzioni della musica classica o dal desiderio di attirare un pubblico più ampio?
«Un po’ tutte e due! La scelta di un repertorio diverso è uno degli aspetti che ci interessano di più. Spesso ci troviamo a suonare brani stupendi ma poco eseguiti dai duo, come La Mer di Claude Debussy, la Suite n.2 di Daphnis et Chloé di Ravel o molti brani di autori del secondo ‘900 e attuali (Carl Vine, George Crumb, Alessandro Solbiati). A questo si affianca poi il tema “pubblico” e “rinnovamento dei programmi”. Le sale da concerto devono in qualche modo seguire e riconoscere il cambiamento che il pubblico sta vivendo, il tutto per riuscire a riavvicinare la gente ai luoghi di cultura, soprattutto le generazioni giovani. La nostra scelta va in questa direzione. Ecco perché quest’anno siamo partiti con un progetto sulle musiche da film, consci del fatto che anche noi musicisti dobbiamo evolvere e cercare di capire il momento storico attuale. Il proporre musica che le persone vivono nel quotidiano è, a parere nostro, una possibile strada da percorrere!»

Per questa serata eseguirete brani di Čajkovskij, Ravel, ma anche colonne sonore tratte da film celebri, come Jurassic Park e Harry Potter. Come avete definito il programma?
«Il programma che suoniamo questa sera è una specie di viaggio all’interno del nostro Duo! La Rapsodie espagnole è forse il brano a cui siamo più legati e che ci ha portato più fortuna nel corso di tutti questi, dai concerti ai concorsi, fino alle incisioni. Tra l’altro a giugno uscirà un nostro disco tutto incentrato sulla figura di Maurice Ravel, nel quale è incisa anche la Rapsodie. Čajkovskij invece rappresenta quella parte di lavoro che guarda alle trascrizioni di autori classici. Le musiche da film sono una parte del futuro, un progetto che ha preso vita nel giugno dell’anno scorso, sul quale abbiamo lavorato moltissimo, limando, aggiustando, modificando per riuscire a rendere omaggio alle bellissime linee melodiche presenti nelle colonne sonore».

La parola ‘natura’ quali brani vi fa sorgere in mente?
«Nel repertorio classico c’è solo l’imbarazzo della scelta e innumerevoli potrebbero essere gli esempi. Da La Mer di Claude Debussy a I Pini di Roma di Ottorino Respighi, dalla Sinfonia del Mare di Gian Francesco Malipiero all’Ouverture le Ebridi di Felix Mendelssohn. Ma siccome ci piace ascoltare non solo musica classica, indirizziamo la nostra prima scelta verso uno dei più grandi artisti di sempre, Michael Jackson, il titolo del brano è Earth Song».

Intervista raccolta da Camilla Fiz per l’Unione Musicale