Stefano Musso, come è nata la tua collaborazione con il Quartetto Gerhard?
«Nel 2013 mi sono trasferito a Basilea per i miei studi: città nuova, lingua che non conosco, ambiente tutto da scoprire all’interno dell’Hochschule fur Musik. Tempo una settimana e andai a sentire il mio primo concerto alla Musikakademie. Era del Quartet Gerhard che si stava allora perfezionando con Rainer Schmidt (del Quartetto Hagen) e che eseguì il Quartetto Rosamunde di Schubert.
Rimasi profondamente colpito dall’onestà del loro approccio alla musica, e appena due sere dopo ci trovammo insieme a cenare: 23 anni io, 25 loro. Così iniziò la condivisione d’intenti e di esperienze che a distanza di quasi un decennio ci uniscono».

A Torino, per l’Unione Musicale, eseguirete due Quintetti, uno di Schumann e uno di Granados. Ci dai due dritte per l’ascolto di questi  due brani?
«Il Quintetto di Schumann è uno dei pezzi più significativi per questa formazione: racchiude al suo interno elementi di grande virtuosismo strumentale, espressi attraverso una scrittura prettamente romantica: si passa sinuosamente da improvvisi slanci, ricchi di impeto, a momenti di intimo ripiego e di assoluta tenerezza. Il mondo in poche pagine, insomma. Come non innamorarsene?
Al capolavoro di Schumann abbiamo poi voluto abbinare un brano molto meno eseguito, ma estremamente accattivante come il Quintetto di Granados, compositore spagnolo di fine Ottocento.
La Spagna è un Paese che per ragioni principalmente geografiche si è sempre trovato un poco ai margini della vita musicale europea, soprattutto se messo a confronto con la Germania, l’Austria o l’Italia. Questo purtroppo ha ridotto in maniera significativa la diffusione nel resto d’Europa di una produzione di musica di incredibile qualità, come questo Quintetto che è un piccolo gioiello!»

Qual è il primo brano (non necessariamente di musica classica) che associ alla parola “natura”?
«Di getto rispondo: la Sinfonia “Pastorale” di Beethoven. Si tratta di un brano che associo a bellissimi ricordi d’infanzia nati dalla visione del film animato Fantasia di Disney: come dimenticare i putti e gli unicorni impegnati nella vendemmia, quell’atmosfera bucolica e spensierata?!
Poi direi il Quartetto op. 132, sempre di Beethoven, e al suo incredibile movimento centrale (“Canzona di ringraziamento offerta alla divinità da un guarito). L’incredibile corale iniziale (“Molto adagio”) con cui si apre la Canzona è seguito da una sezione “Andante”. Sarà il contrasto fra la religiosità e la calma della prima parte rispetto alla frizzantezza e luminosità dell’Andante, sarà l’attesa di un momento più concreto rispetto alla così profonda spiritualità con cui si apre il movimento, ma al sopraggiungere di quei trilli simbolo di vita e rinascita ho subito pensato a quanto c’è di più grande: la natura, il mondo stesso!»

Come sai, la rassegna GREEN NOTES in cui suonerete è rivolta ad un pubblico under 35. Nel tuo ruolo di Presidente dell’Associazione Il Timbro e curatore della rassegna “Gli Accordi Rivelati”, hai cercato di coinvolgere i più giovani nell’ascolto della musica classica, e se sì in che modo? Quali elementi secondo te sono più efficaci per coinvolgere questa fascia d’età?
«Da anni l’Associazione “Il Timbro” collabora con le scuole medie di primo grado di Ivrea e dintorni; l’interazione con gli insegnanti di educazione musicale permette a centinaia di giovanissimi di partecipare alle lezioni ed ai concerti della rassegna (prezzo simbolico un euro). La risposta è stata entusiastica; oggi sono coinvolte tutte le realtà del territorio. Attualmente stiamo lavorando a un progetto interattivo con le scuole superiori che prevede momenti propedeutici all’ascolto all’interno degli istituti e la successiva partecipazione agli eventi.
Su quale sia la maniera più efficace di coinvolgere i più giovani, non saprei: gli ultimi dieci-quindici anni hanno rivoluzionato i rapporti sociali, privilegiando quelli indiretti a quelli diretti (più messaggini, meno confronti vis-a-vis, semplificando all’estremo). Questo ha creato una grande differenza nella percezione del mondo della nuova generazione e la mia…
Ciò che mi sento di dire come persona che cerca di sensibilizzare all’ascolto della musica classica, esula in realtà dalla musica stessa; vorrei trasmettere alle nuove generazioni (specialmente nel frenetico mondo odierno) la voglia di impegnarsi in quello che fanno, cercando di andare sempre in profondità e con dedizione. Solo così si potranno scoprire panorami inesplorati e sensazioni nuove, conoscere meglio il mondo e sé stessi.
Il concetto si esprime perfettamente con poche parole: implicazione, coinvolgimento senza remore. Essere implicati, mettersi in gioco sfidando i nostri stessi limiti e possibilità è ciò che ci arricchisce e ci permette di crescere come esseri umani; in questo senso credo che la musica classica, che si distingue dagli altri generi per la complessità formale accompagnata da un’estrema cura dei dettagli, è un grande mezzo per conoscerci meglio e trovare il nostro posto in un mondo sempre più rapido e che pare condurci verso una vita più “in superficie”.
Prendiamoci il tempo che serve per fare le cose, cerchiamo di approcciarci ad esse in maniera aperta e di comprendere che a volte siamo noi a dover fare uno sforzo di comprensione verso qualcuno o qualcos’altro, e non sempre è quel qualcuno/qualcos’altro che si deve esprimere nel linguaggio che vogliamo noi o che ci riesce più semplice. Quante porte improvvisamente si aprono guardando il mondo con nuovi occhi, quante cose da scoprire nella vita e nella musica!»

Intervista raccolta da Camilla Fiz per l’Unione Musicale