Maestro Simon Zhu, nell’ottobre 2023 ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale “Premio Paganini” a Genova, un vero traguardo nella carriera di ogni violinista: da musicista, vincere questa competizione era uno dei suoi principali obiettivi? Quali sono i suoi prossimi obiettivi?
«Vincere questo concorso non è mai stato il mio obiettivo principale. Si tratta – ad oggi – indubbiamente del momento più alto della mia carriera, ma il mio unico desiderio era migliorarmi il più possibile ed essere soddisfatto del mio modo di suonare; mai avrei pensato di vincere davvero. Ora il mio obiettivo è rendere la musica il mio lavoro e fare ciò che amo, con la speranza che il pubblico lo apprezzi tanto quanto me».

Parlando del “Premio Paganini”, come vincitore di questa competizione hai avuto la rara opportunità di suonare sul violino stesso di Paganini, il “Cannone” (1743): che sensazione è stata tenere tra le mani un pezzo di storia della musica?
«Suonare “Il Cannone” è certamente uno dei più grandi onori possibili per qualsiasi violinista, ma non c’è ancora stato un concerto in cui lo abbia suonato; sto aspettando trepidante quel momento!»

Premi, concerti, borse di studio… anche se ancora molto giovane ha avuto tante esperienze notevoli: cosa (e/o chi) la ha guidato inizialmente e la motiva ancora verso l’eccellenza?
«Sono stati in parecchi ad ispirarmi e a motivarmi. Pur non provenendo da una famiglia di musicisti, ho avuto molte persone al mio fianco (i miei maestri, i miei genitori, altri musicisti ed amici) e – francamente – semplicemente l’amore per la musica e per il palcoscenico sono sufficientemente appaganti da spingermi ad andare avanti ogni giorno».

La musica l’ha portata a viaggiare parecchio: ha notato differenze tra il pubblico di paesi diversi? L’Unione Musicale si impegna molto riguardo al coinvolgimento dei giovani, sia come musicisti sia come pubblico: qual è la sua opinione sui ragazzi e la musica classica? Cosa farebbe per incoraggiare i suoi coetanei a partecipare ai concerti di musica classica?
«Ogni platea è diversa, ma ciò che mi è sempre piaciuto del pubblico italiano è il calore con il quale mi ha accolto, facendomi sentire come a casa. Penso che concentrarsi sui giovani sia un aspetto di fondamentale importanza. C’è bisogno di una futura generazione di appassionati di musica classica, così come di esecutori, per cui penso che l’Unione Musicale sia un’eccellenza a tal proposito. Incoraggerei tutti – non soltanto i giovani – a provare ad andare ad un concerto almeno una volta e percepirne la magia, perché è un’esperienza profondamente diversa da quella realizzabile ascoltando una registrazione. Penso che l’Unione Musicale stia facendo un ottimo lavoro a riguardo!»

A parte la musica, ha altre passioni o hobby? Cosa le piace fare nel tempo libero?
«Uno dei miei più grandi hobby è il cibo e mangiare in generale, per cui ogni volta che ho l’occasione di suonare in Italia per me è come se fosse Natale. Amo inoltre l’arte, specialmente quella rinascimentale; se ho abbastanza tempo poi, cerco di leggere un po’».

 

Intervista raccolta da Francesco Bonfante per l’Unione Musicale