Come hai vissuto questo periodo di sospensione dell’attività concertistica?
Al di là della preoccupazione per l’emergenza in atto, devo dire che in un primo momento è stato confortante ritrovarmi ad avere molto tempo libero, per me stessa, per studiare, per dedicarmi a quelle cose che puntualmente rimandi a chissà quando…o semplicemente per fare nulla, riposarsi e basta. Ma questo primo slancio di positività ha lasciato spazio ad una fase più altalenante in cui ha prevalso il sentirmi spesso sospesa, o in sospeso, come in una bolla, priva di quell’energia che mi sono resa conto di avere quando mi destreggio fra prove, viaggi, concerti, studio e la vita di tutti i giorni.

Che cosa ti è mancato di più della tua attività di musicista?
Il palcoscenico. Soprattutto durante le prove, quando ancora il pubblico non c’è ed è tutto per noi musicisti. La prima volta post-covid che sono salita su un palco per delle prove mi sono accorta che mi era mancato proprio il potermi guardare attorno, capire l’acustica, osservare i posti fino all’ultima fila e immaginarsi di arrivare fin là con il proprio suono e la propria energia. Ma ancora di più, forse, mi è mancato il retropalco: i momenti prima del concerto con i propri compagni di avventura e l’adrenalina che ti dà quella spinta in più.

Quali sono le tue emozioni nel ricominciare a suonare dal vivo in una sala da concerto?
Siccome il primo concerto post-covid a cui avrei partecipato con grande delusione è saltato causa pioggia, sono ancora più impaziente di salire sul palco e non vedo l’ora che accada: penso che sarà liberatorio!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ho avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso di studi insegnanti che mi hanno sempre spinta ad approfondire il repertorio cameristico nelle sue innumerevoli sfaccettature, scoprendo quanto sia affascinante e complesso questo lato della musica così fortemente intrecciato anche con l’aspetto umano. Inoltre, facendo anche la tutor in Conservatorio per le classi di musica da camera, mi sono convinta che tutti nella vita dovrebbero provare l’esperienza cameristica, che è un’arte diplomatica, fondata sulla collaborazione e il rispetto per il lavoro dell’altro, che fa provare grandissime soddisfazioni per chi suona e per chi ascolta, perché è un qualcosa di estremamente impalpabile, ma al contempo molto profondo e coinvolgente. Oltre che continuare ad esibirmi, ovviamente, mi piacerebbe insegnare, in particolar modo musica da camera, per cercare di trasmettere quello che ho imparato e che forse è il motivo per cui ho continuato a suonare in tutti questi anni.

 

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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