Maestro Pierobon, il mondo della musica per il cinema che presentate in concerto a Torino per l’Unione Musicale è molto affascinante, con una storia particolarmente interessante: da dove è nato questo suo interesse particolare? C’è una colonna sonora a cui è più affezionato che ad altre?
«I compositori di musica per il cinema sono e sono stati eminenti personaggi nel mondo musicale internazionale. Pensare al modus operandi di costruzione delle colonne sonore mi ha sempre affascinato. Rendere “udibile” una scena visiva e sottolinearne gli aspetti emotivi deve essere una sfida compositiva molto stimolante. Alcune di queste colonne sonore sono diventate poi parte integrante dell’opera, al punto di rendere impossibile immaginare le immagini senza “quella” musica. E viceversa, ovviamente. Le colonne sonore a cui sono più affezionato sono quelle delle grandi produzioni italiane e americane, che spaziano fra generi molto diversi fra loro, da Morricone e Rota, a John Williams, ad esempio».

A questo punto la domanda sorge spontanea: film preferito?
«Risposta difficile. Va a periodi e momenti. La leggenda del pianista sull’oceano (Tornatore/Morricone) è sempre in alto nella mia lista. Il narratore è un trombettista, il protagonista è un pianista autodidatta, la storia è profonda e poetica nella sua semplicità…»

Diverse testate giornalistiche l’hanno definita come uno tra i trombettisti più apprezzati a livello internazionale e – in effetti – tra masterclass, registrazioni e collaborazioni di diversa natura, la musica l’ha portata parecchio in giro; c’è un’esperienza che ritiene la più importante della sua carriera? E la più divertente?
«Risponderei che la mia attività mi piace molto proprio perché è molto varia. Strumentalmente parlando, ma anche tutto attorno. Dall’attività in orchestra a quella cameristica, diverse formazioni come il quintetto di ottoni (GomalanBrass) o il duo col pianoforte. Scrivo molti degli arrangiamenti che suono, per le formazioni piccole o per la mia attività di direttore/solista in orchestra. E anche i generi musicali spaziano molto: la mia estrazione è prettamente classica, ma mi piace mischiare un po’ di tutto, jazz, musica latinoamericana, concerti molto seri ed impegnati ed altri in cui anche la comicità ha la sua parte. E l’insegnamento, naturalmente. Insomma, a tutt’oggi non cambierei nulla di quello che faccio, e farei molta fatica a scegliere cosa mi piaccia di più. Mi piace cambiare, questo sì!»

Intervista raccolta da Francesco Bonfante per l’Unione Musicale