Come si è formato il vostro duo? Quali sono le doti più importanti che riscontrate nell’altro/a?
Ci siamo conosciuti qualche anno fa al Conservatorio di Torino durante la preparazione di un concerto della classe di Musica vocale da camera di Erik Battaglia. Da lì in avanti abbiamo continuato a lavorare assieme.
Sandro Zanchi: Laura ha un istinto musicale straordinario che le permette di muoversi con assoluta disinvoltura nel tessuto musico-verbale del Lied, catturarne ogni sfumatura emotiva e trasmetterla quindi con forza espressiva.
Laura Capretti: Sandro ha una profonda sensibilità, custodita all’interno di una chiara visione d’insieme e capacità organizzativa, che lo rende dinamico, propositivo, sempre attento agli stimoli e che gli permette di non lasciare che la musica diventi una musica qualunque.

Laura Capretti, che difficoltà presenta l’interpretazione dei Lieder di Schubert rispetto a quella di altri autori presenti nel tuo repertorio? Per contro, quali opportunità ha l’interprete schubertiano?
Trovo che le opportunità che questo repertorio offre coincidano con le difficoltà stesse: spesso i Lieder di Schubert, anche in quelli sconosciuti ai più, abbondano di riferimenti che li mettono in relazione l’uno con l’altro e che offrono diverse possibilità di interpretazione. La difficoltà sta nel prendere una posizione per non scadere nel banale o limitarsi a una semplice lettura, e scegliere a cosa dare voce senza forzature, lasciandosi sorprendere, proprio come avviene nel miracolo della sua musica, per restituire per quanto possibile la meraviglia del suo genio.

Sandro Zanchi, rispetto all’esperienza di solista al pianoforte, che cosa ti offre in più (o di diverso) l’attività di pianista accompagnatore di musica vocale da camera?
Ho da sempre una predilezione per il lavoro cameristico: trovo emozionante l’opportunità di confrontarmi con altri musicisti e trovare assieme il modo di vincere le nostre differenze di approccio per arrivare a un risultato che permetta ad entrambi di esprimersi; lavorare con la voce, in particolare nel repertorio liederistico, mi spinge a fare in modo che anche il mio suono “parli” e che ogni gesto musicale abbia un significato coerente con la totalità del pezzo.

Tra i brani che presentate a Torino ce n’è uno a cui vi sentite maggiormente legati? Perché?
Forse un posto particolare spetta ad Amphiaraos, perché è il primo Lied tra quelli in programma che abbiamo sentito crescere nel corso delle prove e perché ci affascina la vicenda tra storia e mitologia in esso narrata. Siamo però anche particolarmente legati a Nachthymne, non solo perché si ricollega agli Inni di Novalis che abbiamo eseguito lo scorso anno, ma anche perché il finale contiene una di quelle magie in musica che spesso Schubert fa nascere con una semplicità pari a quella con cui nasce un fiore.

Il programma che eseguirete il 6 aprile – nell’ambito dell’integrale dei Lieder di Schubert – presenta dei fili conduttori, delle tematiche ricorrenti? Quali? A grandi linee, come vengono trattati gli stessi temi in Lieder diversi?
La morte rappresenta il filo conduttore del programma che eseguiremo, sia essa desiderio, oblio, presagio, paura, destino, sacrificio, il presente e quindi il momento supremo, un gesto d’amore. Alcuni Lieder metteranno in luce la sua sacralità, altri la tratteranno come atto eroico o glorioso, oppure verrà vista come sollievo a ogni pena e solitudine. All’interno di questo intreccio di storie però si fa strada anche la figura del cantore, dell’uomo ramingo che non trova pace ma sente comunque il bisogno di narrare la sua vicenda finché c’è qualcuno a cui poterla cantare, perché possa essere ricordata e continui a vivere. Così forse in ognuno di questi Lieder la morte acquista un’opposta valenza di forza vitale sempre ardente e trasfigurante.

Avete studiato entrambi con ottimi maestri (in ambito musicale). Qual è l’insegnamento più importante che sentite di aver ricevuto finora?
Laura Capretti: L’insegnamento più grande che ho ricevuto e che è diventato parte di me stessa e del mio modo di lavorare è di non risparmiarsi nella passione per ciò che si fa, emozionarsi ed entusiasmarsi sempre, lasciarsi divorare dalla fiamma per diventare noi stessi fuoco.
Sandro Zanchi: L’esempio dei Maestri mi spinge ad accettare me stesso, con i limiti e i talenti che mi distinguono. È questa la chiave per percorrere una strada armoniosa e giusta, è questo l’insegnamento più grande che ho ricevuto.

Aiutateci ad entrare dietro le quinte del vostro lavoro. Come impostate le prove? Attraverso quali tappe si arriva al risultato finale?
Dato per scontato che ognuno si presenti avendo studiato e approfondito per conto proprio la parte, la prima prova è fondamentalmente pratica: andiamo dritti all’esecuzione senza parlare per vedere come si incontrano e scontrano le nostre idee e sensibilità. Al termine di ogni Lied c’è un breve scambio di opinioni e di entusiasmi ma lasciamo che ogni pezzo cresca di volta in volta, dandogli spazio.

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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