Maestro Gamba all’Unione Musicale presenta brani di Schumann, Chopin e Beethoven. C’è un filo conduttore tra le pagine in programma?
«Apriamo e chiudiamo il concerto nel nome di Schumann, da sempre amatissimo. Nel mezzo si alternano Chopin, Beethoven e Campogrande. Certamente la trama interna è rappresentata dalla cantabilità e intimità, senza escludere momenti di grande impeto, come la Polacca e il 2. Movimento della sonata beethoveniana ma in estrema sintesi direi che il vero filo conduttore risulta essere la Musica Bella. Sembrerà strano ma a volte si può anche oltrepassare il livello eminentemente logico legato al “concetto” per aderire ad un Bene superiore, quello delle emozioni che la Musica Bella ci offre., vero filo conduttore».

Viene definito un “filosofo del pianoforte”: secondo lei per quale motivo? Qual è il suo approccio alla musica che interpreta?
«Ho sempre cercato, per indole, di affrancarmi dalla spettacolarizzazione della Musica, per arrivare alla sostanza della stessa, questo soprattutto nella scelta del repertorio e nel modo di affrontarlo. Tutto nasce dal trovarmi da solo di fronte a tanta magnificenza, nello studio di casa, e dovermi confrontare con le confessioni più intime che i compositori elargiscono. Questo processo, inevitabile, rappresenta una costante verifica del proprio stato della Coscienza, legato all’onestà intellettuale ed emotiva». 

L’insegnamento riveste un ruolo importante nella sua attività. Come sono cambiati nel corso degli anni i giovani che studiano musica e vorrebbero dedicarsi alla carriera professionistica?
«I giovani non sono cambiati! Sono cambiate le opportunità di poter esprimersi, sempre più ingiustamente esigue. La passione che vedo in loro mi ricorda la mia (di qualche anno fa ma che permane intatta ancora oggi) e quella di tutti i musicisti che cercano una dimensione professionale, passando attraverso un universo di difficoltà. Mi piange il cuore vedere giovani di talento che con tanta passione e tenacia rimangono aggrappati al desiderio di esprimere le loro emozioni su un palcoscenico. Hanno una forza esemplare che deve essere premiata. Le istituzioni musicali facciano la loro parte, investano su questi giovani musicisti, vero futuro della Musica».

La maggior parte della sua discografia riguarda gli autori romantici, in particolare Beethoven, Schumann e Mendelssohn: che cosa la attrae di più di questo repertorio?
«Come già detto mi richiama la forza delle loro confessioni, del loro parlare a noi con estrema intensità ed onestà. Le registrazioni poi rappresentano un momento, nessuna volontà di dire una Parola definitiva, e anche aver scelto quel repertorio che Lei ha poc’anzi ha menzionato fa parte di un arco temporale che ha visto quei compositori avere, in quel momento, una attenzione maggiore. In realtà non vi è stata l’occasione ma in serbo ho anche alcune idee su registrazioni di musiche di Debussy e Bartók».

Ho letto che suo papà cantava in un coro di montagna ed era appassionato di lirica e, in virtù di questo suo amore per la musica, la spinse a prendere lezioni di pianoforte. Che cosa consiglierebbe ai genitori interessati a creare un primo contatto tra i loro figli e la musica? Secondo la sua esperienza che cosa è utile fare e NON fare?
«Credo che l’ascolto della Musica, fin da piccoli, sia una buona pratica da seguire. I bambini si conformano alla realtà che li circonda, la imitano, la cercano e quindi offrire loro questa qualità di Vita (quella dei grandi compositori attraverso la loro Musica) rappresenti la cosa più naturale e spontanea possibile, legata al mondo delle emozioni. È fondamentale che la Musica non diventi un tabù, qualcosa di settoriale, esclusivo, distante bensì un compagno fedele, che riempia le proprie giornate».

 

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale