Maestro Snétberger, il suo è un bagaglio culturale molto ricco, che attinge da diverse fonti: le sue origini rom, le influenze della sua terra natale, quelle della musica brasiliana e del flamenco, il tutto unito ad una salda formazione classica e jazzistica. Quanto è importante mantenere uno sguardo aperto e disponibile, incline all’accoglienza e alla “contaminazione”?
«Una certa apertura mentale tra i vari generi è di fondamentale importanza: questo non vuol dire che io sia un estimatore del crossover, che si tratti di musica jazz o classica. Sono molto grato di aver avuto la possibilità di imparare, inizialmente da autodidatta, poi di aver avuto accesso alla musica classica attraverso lezioni di chitarra classica e – infine – di aver potuto studiare chitarra jazz. La mia musica e le mie composizioni sono inconsciamente influenzate dalle esperienze musicali che mi hanno particolarmente coinvolto nel corso degli anni. Amo sicuramente il jazz americano, ma ho anche delle influenze “europee” e classiche nel mio background musicale. Per quanto mi riguarda, l’una senza l’altra non possono funzionare».

Il suo concerto per chitarra e orchestra “In Memory of My People” è dedicato alle vittime dell’Olocausto ed in particolare alle popolazioni gitane, parte della sua storia e delle sue origini. Abbiamo da poco celebrato il Giorno della Memoria: in che modo pensa che si possa effettivamente ricordare un evento di questo tipo con rispetto? Quale potrebbe essere il ruolo della musica nel mantenere viva la memoria?
«La musica coinvolge e commuove le persone. Esistono moltissime composizioni che possono aiutare in una commemorazione dignitosa delle vittime; sarebbe un’ottima cosa se gli organizzatori di tutto il mondo incitassero al ricordo delle vittime in questo giorno con alcune di queste composizioni».

Dal 2011 ha volto il suo impegno verso una nuova, lodevole iniziativa: con la fondazione dello Snétberger Musical Talent Center ha concesso a molti giovani talenti la possibilità di seguire i propri sogni, fornendo loro una formazione musicale di alto livello che altrimenti – per via delle loro condizioni svantaggiose – non avrebbero potuto permettersi. Come è nato questo progetto e qual è – ad oggi – la soddisfazione e la gioia più grande che lo Snétberger Musical Talent Center le ha regalato?
«Lo Snétberger Music Talent Centre (che ha sede a Felsőörs, un comune nell’altopiano del Balaton) – corso di base dello Snétberger Programme – è stato creato con il supporto del Fondo Norvegese e dello stato ungherese. Il nostro obiettivo principale è viaggiare attraverso l’Ungheria, visitare zone svantaggiate del paese e dare a giovani talentuosi l’opportunità di mettere in mostra le loro capacità. In questo modo lo Snétberger Programme ogni anno dà la possibilità a 60-65 giovani di partecipare ad un percorso di durata annuale. Il nocciolo della formazione è il corso intensivo e personalizzato, dalla durata di 12 settimane e suddiviso in tre ulteriori corsi. Il cuore pulsante di questo programma è l’eccellente corpo docente, internazionalmente riconosciuto. La crescita degli studenti è tenuta costantemente sott’occhio e gli allievi sono ampiamente sostenuti e supportati nei loro studi da parte dei loro mentori nel corso dell’anno accademico. Ogni anno i nostri studenti si esibiscono in diversi concerti presso eventi musicali di livello internazionale, come Kapolcs Valley of the Arts, Sziget Festival o Jazz Showcase, ma si sono esibiti in tutto il mondo, a Berlino, Bruxelles, Oslo, Parigi, Madrid, in Portogallo, in Israele, e – infine – presso Hanoi e Washington. Molti dei nostri diplomati collaborano al nostro lavoro, assumendo il ruolo di tutor presso la nostra fondazione, assistenti all’insegnamento e insegnanti nelle scuole pubbliche, diventano membri di gruppi jazz ungheresi, artisti di musica classica o studenti di enti di alto perfezionamento locali o internazionali. Come risultato di decenni di costanza e duro lavoro, il 90% dei nostri studenti prosegue la sua formazione ed un quarto di loro studia musica presso i college e le università»

Intervista raccolta da Francesco Bonfante per l’Unione Musicale