Signora Tishchenko, siamo molto felici di ospitarla per la prima volta nella stagione dell’Unione Musicale. A Torino porta un programma che prevede Schubert, Ravel e Ysaÿe. C’è un filo rosso che collega le opere in programma?
«Grazie, piacere mio. Il principale collegamento tra le pagine in programma è certamente il mio amore per i questi brani. Sono tutti tre molto complessi tecnicamente ed eccezionali dal punto di vista artistico».

Se dovesse scegliere, qual è il brano che predilige tra quelli che eseguirà a Torino? Perché?
«Direi la Fantasia di Schubert. Non ho mai visto un brano per violino così complesso. Si tratta di una sapiente miscela di raffinatezza stilistica, emozionale e richiede all’interprete una grande abilità tecnica e espressiva. É un vero capolavoro!»

La sua carriera internazionale è legata anche alla vittoria di importanti concorsi, come il Gran Premio al Concorso Internazionale Long-Thibaud-Crespin. Alcune persone sono critiche verso questo tipo di competizioni perché le ritengono “nemiche” della Musica. Qual è il suo parere in proposito? I concorsi sono necessari?
«Sì, forse avrei potuto sceglierei non farli. I concorsi costano ai musicisti tanta tensione e stress. Inoltre vincere un concorso non significa assicurarsi poi una carriera garantita: c’è sempre il pericolo che i musicisti non abbiano più la forza d’andare avanti dopo un concorso. Costruire una carriera è un lavoro senza fine… Sarebbe meglio se ci fossero altri modi per supportare un percorso musicale. Credo che sarebbe più sano».

Lei si esibisce spesso come camerista, oltre che come solista con orchestre. In quale di queste due situazioni sente di esprimere al meglio le sue potenzialità? Che cosa le dona di particolare l’esperienza della musica da camera?
«Sono cresciuta facendo entrambe le cose. Suonare musica da camera è come fare un dialogo diretto e constante con il pubblico. Inoltre tutte le parti musicali sono ugualmente importanti e non esiste gerarchia. Tuttavia oggi suonare soltanto musica da camera è ormai diventato un lusso. Essere attiva anche come solista mi dà la possibilità di fare entrambe le cose».

Qual è il suo rapporto con i social media? Secondo lei è importante per un artista essere presente su queste piattaforme?
«É una domanda difficile. Essere presente sui social media necessita un investimento di tempo spesso troppo impegnativo. Tuttavia è nostra realtà di oggi ed è arduo ignorare queste piattaforme che richiamano tantissime persone e sulle quali circola anche molta informazione. Non tutto è negativo: l’importante sarebbe sempre mantenere con i social un rapporto sano»

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

Vai alla scheda concerto