Claudia Lucia Lamanna, quali sono stati tre momenti cruciali per la sua carriera?
«Ripercorrendo gli anni passati, sceglierei il momento in cui, terminati gli studi in Italia, mi sono trasferita per vari anni all’estero per perfezionarmi, dapprima al Koninklijk Conservatorium di Bruxelles, poi alla Norwegian Academy of Music di Oslo, alla Royal Academy of Music di Londra e infine al Mozarteum di Salisburgo. Il secondo momento cruciale lo assocerei alla mia formazione orchestrale dopo aver vinto l’audizione per entrare nell’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala nel biennio 2017-2019. Mentre, la terza tappa importante per la mia carriera è indubbiamente legata alla vittoria del Primo Premio al concorso di Israele (The 21th International Harp Contest in Israel) nel 2022, ovvero la più antica e prestigiosa competizione per arpa al mondo».

Il programma della serata sarà molto vario. Condurrà il pubblico dalla Francia di Satie e Fauré, alla Russia di Skrjabin, fino alla Spagna di López, e molto altro ancora. Come ha scelto i brani della serata? A quale/quali di loro è particolarmente legata?
«Ho scelto questo programma, che racchiude in realtà ben cinque nazionalità diverse (francese, russa, spagnola, inglese e belga), proprio con l’intento di offrire una certa varietà di ascolto, grazie ai diversi stili compositivi che attraversano tre secoli di storia della musica, sebbene con una particolare predilezione per il primo Novecento, periodo al quale sono particolarmente legata. Avrei potuto scegliere unicamente composizioni scritte appositamente per arpa, in quanto la sua letteratura è piena di capolavori ancora inesplorati, ma ho volutamente inserito brani tratti dal repertorio pianistico (Skrjabin, López e Satie) e orchestrale (Danza spagnola da La Vida Breve di De Falla) per illustrare la versatilità di questo strumento. L’arpa, infatti, è in grado di eseguire pagine originariamente concepite per altri strumenti o organici con un risultato ugualmente funzionale e al tempo stesso affascinante, semplicemente con un timbro differente».

L’arpa è uno strumento che ben si adatta a raccontare i suoni della natura?
«Certo. È stato scritto molto per arpa in riferimento ai temi della natura. La sua voce ben si adatta ai suoni dell’universo, attraverso glissandi, trilli, arpeggi. È proprio la fluidità di rapide successioni discendenti, caratteristiche di molti brani originali per arpa, a riuscire ad immergere l’ascoltatore in boschi ricchi di sorgenti d’acqua che scorrono veloci e a cui fanno da cornice gli abitanti del creato e gli agenti atmosferici».

Qual è il primo brano (anche non classico) che assocerebbe alla parola ‘natura’? Perchè?
«Il primo brano che mi salta in mente al momento è The Lark di Glinka o Le Rossignol di Liszt (di cui vi sono anche arrangiamenti per arpa), in quanto pieni di trilli ed effetti che imitano rispettivamente il canto di un’allodola e di un usignolo».

Green Notes è una rassegna che si rivolge a un pubblico giovane con meno di 36 anni. È probabile che per molti ascoltatori sarà la prima l’esibizione di un’arpista solista a cui assistono. Quale messaggio vorrebbe comunicare loro con il suo concerto?
«Il messaggio di cui mi rendo portavoce insieme ad altri colleghi arpisti è che l’arpa è uno strumento completo che meriterebbe di essere lasciato libero di imporsi senza ostacoli nei più prestigiosi contesti concertistici internazionali. Se così fosse stato negli scorsi decenni, molto probabilmente per questi giovani ascoltatori non si tratterebbe della loro prima esperienza con un recital per arpa solista».

Intervista raccolta da Camilla Fiz per l’Unione Musicale