Maestro Begelman, come è nato Arsenale Sonoro?
«Arsenale Sonoro è nato come risultato di due grandi amicizie: quelle con Alexandra Koreneva e con Ludovico Minasi. Ci conosciamo da molti anni e insieme abbiamo collaborato spesso con vari ensemble di musica antica. A un certo punto ci è venuta l’idea di creare qualcosa di nostro, per poter sperimentare liberamente le nostre idee musicali. Per alcuni concerti abbiamo avuto la necessità di allargare l’organico, e sicuramente ci ricapiterà anche in futuro in occasione di progetti più grandi, ma senza dubbio il nucleo del gruppo è costituito dal nostro trio».

Qual è il vostro approccio interpretativo nei confronti della musica barocca? Che strumenti utilizzate?
«Secondo me l’approccio all’interpretazione della musica barocca cosiddetta “storicamente informata” dovrebbe essere equilibrato. Appoggio pienamente la ricerca dell’autenticità, il tentativo di avvicinarsi il più possibile all’idea originale di un brano, ma nonostante ciò credo sia importantissimo e inevitabile ricordare che viviamo nel ventunesimo secolo e non possiamo, per quanto ci sforziamo, ricreare qualcosa che esisteva trecento anni fa. Quindi per noi la misura finale è il “buon senso”, lo stesso che è spesso citato nei trattati, e non la riproduzione pedissequa di convenzioni».

Nel 2015 è uscito il vostro primo cd, dedicato alle Sonate per violino di Telemann, con quattro brani in prima registrazione assoluta. Cosa vi ha rivelato la full immersion nell’opera di questo autore, spesso ancora poco eseguito?
«Il nostro primo cd era, appunto, un tentativo di approfondire il compositore che è relativamente poco eseguito. Telemann ha lasciato un’eredità musicale sconfinata: più di trenta opere, centinaia di cantate e oratori e innumerevoli brani strumentali. La qualità della sua musica è spesso eccezionale. Nella sua epoca Telemann è stato un compositore di grande successo e, a mio avviso, tornerà presto in auge. Lavorando dettagliatamente sulle Sonate per violino, mi sono più volte meravigliato della sua genialità. È semplice, ma pieno d’emozioni».

 Anche a Torino eseguirete Telemann, insieme a Bach padre e figlio. Ci racconta quali legami uniscono i tre autori e come è nato questo programma?
«Nel programma eseguiremo brani di questi tre compositori che, secondo me, rappresentano alcune tra le pagine più significative del Barocco tedesco. E, sebbene così diversi, i tre autori sono strettamente legati l’uno all’altro: Telemann è stato il padrino di Carl Philipp Emanuel, uno dei figli di Johann Sebastian Bach».

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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