Come è nata la sua collaborazione con il Quartetto Delian?
Lupo: La mia collaborazione con il Quartetto Delian è nata all’Accademia di Musica di Pinerolo, dove insegnamo sia io sia Adrian Pinziaru, violinista e fondatore della formazione. Dal confronto tra noi e con Giorgio Pugliaro, direttore artistico dell’Unione Musicale, è nato il desiderio di creare questo progetto: un’avventura musicale attorno al nome di BACH (*). In passato ho partecipato ad altre collaborazioni in ambito cameristico e mi piace molto! Il mio desiderio è sempre quello di creare progetti speciali, che lascino il segno. Questa estate per esempio ho realizzato un altro sogno: suonare la Sonata per 2 pianoforti e percussioni di Bartók, che abbiamo eseguito con musicisti eccezionali come Beatrice Rana e Simone Rubino. Per questo mi ha affascinato da subito l’idea di collaborare con il Quartetto Delian non solo per costituire il “solito” quintetto, ma per elaborare un progetto originale e articolato come questo.

Il programma ruota attorno al nome di Bach e vi vede sul palcoscenico in alternanza. Come avete scelto le musiche che suonerete?
Lupo: Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto il Quartetto Delian aveva da poco registrato l’Arte della fuga di Bach e i musicisti della formazione, nel riflettere sul tema del contrappunto, amavano l’idea di presentare al pubblico opere che dimostrassero come la sua arte si sia riverberata nel corso del tempo, fino al Novecento, con opere di stili assolutamente contrastanti.
Durante il concerto il Quartetto Delian sarà impegnato nell’esecuzione di vari Contrapuncti bachiani dall’Arte della fuga BWV 1080 mentre io – come in un ulteriore contrappunto – eseguirò pagine pianistiche del Novecento che sono riletture, riflessioni e riverberazioni dell’arte di Bach.
Quando progettavamo questo percorso, alle riflessioni del Quartetto Delian sull’Arte della Fuga si è aggiunto il mio approfondimento sulla musica italiana del Novecento, periodo in cui molti autori hanno composto a partire dal crittogramma BACH. Tuttavia è interessante notare come nel Novecento si sia sentita la necessità di rileggere l’arte di Bach e al contempo di “ripulirla” dalle sovrastrutture del Romanticismo, in direzione di un neoclassicismo di cui Casella è stato un grandissimo esponente con i suoi bellissimi Due ricercari sul nome B-A-C-H op.52.
Un ulteriore elemento è scaturito poi dalla mia frequentazione con Nino Rota, di cui eseguirò due brani: si tratta di due valzer per pianoforte inseriti, in modo irridente, nelle musiche per il Casanova di Federico Fellini. Prima di queste due pagine Rota aveva già scritto delle altre opere sul nome BACH (le Variazioni e fuga nei dodici toni sul nome di Bach per pianoforte ndr), anche piuttosto serie e impegnative, ma abbiamo preferito inserire nel programma i due valzer, che sono vere e proprie rarità. Tra l’altro il loro carattere beffardo ben si collega con la scrittura di Honegger e Poulenc, del Gruppo dei Sei, che affrontano il tema del contrappunto da due angolazioni molto diverse.
Le date hanno poi una loro importanza in questo programma: i primi tre pezzi per pianoforte sono stati tutti scritti per un omaggio collettivo a Bach pubblicato su un supplemento della “Revue Musicale” di Parigi nel dicembre 1932 (Casella nello spartito pubblicato successivamente da Ricordi aggiunge alla data anche il X dell’era fascista…), mentre i valzer di Rota sono stati scritti nel 1975, un anno prima della pubblicazione del Quintetto di Schnittke. Quindi c’è uno stretto gioco di rimandi anche nell’apparente stridere dei contrasti…
Altre idee che ci erano venute riguardavano esecuzione di brani di Šostakovič o di Dallapiccola, il cui Quaderno musicale di Annalibera è strutturato proprio attorno alle quattro note del nome BACH, ma abbiamo dovuto fare delle scelte!

Il Quartetto Delian ha recentemente inciso l’Arte della Fuga di Bach. Come si innestano i due progetti?
Pinzaru: Circa dieci anni fa abbiamo iniziato con il Quartetto Delian abbiamo iniziato a lavorare sull’Arte della fuga, eseguendo in concerto alcuni Contrapuncti per integrare i programmi dei concerti. Dopo averli eseguiti praticamente tutti, nel 2015 – per concretizzare il lungo lavoro fatto – è nato il progetto dell’incisione discografica, come un vero e proprio regalo che volevamo fare a noi stessi. Nel febbraio 2018 abbiamo registrato e il cd è uscito a novembre.
Ragionando insieme a Benedetto Lupo, ci colpiva il fatto che il crittogramma musicale BACH compaia proprio nell’Arte della Fuga (per l’esattezza nel terzo e ultimo soggetto del Contrapuncto n. 18) nello specifico poco prima che il manoscritto si interrompa (pare) a causa della morte del compositore. Questa circostanza affascinante e misteriosa, unita al fatto che tantissimi compositori del Novecento abbiano reso omaggio a Johann Sebastian Bach utilizzando il crittogramma musicale del suo nome, ci ha spinti a intavolare questo programma, che è insieme un omaggio e una speculazione.

Come avete scelto le musiche per archi?
Pinzaru: eseguiremo sei contrappunti. Usiamo uno spartito Bärenreiter che riporta esattamente le voci scritte da Bach, affidandole ai diversi strumenti. Il n. 1 e il n. 4 fanno parte del primo gruppo di contrappunti, che pare siano stati scritti qualche anno prima del resto dell’opera. I nn. 11 e 12a e b sono i più astratti. Il Contrapunctus n. 9 è una veloce e complessa fuga a due soggetti e il n. 18 è l’ultimo, quello non finito, in cui, come dicevo, si trova il crittogramma BACH…
Nella seconda parte del concerto ci riuniremo a Benedetto Lupo per suonare il Quintetto con pianoforte di Alfred Schnittke, pagina scritta in seguito alla morte della madre del compositore. Per me si tratta di un capolavoro assoluto del ventesimo secolo, seppure sia una pagina violenta, durissima (anche per l’utilizzo dei quarti di tono). Il secondo movimento (In tempo di valzer) è scritto sul crittogramma BACH e ci sono molti richiami anche al Dies Irae. Il suo finale è pieno di malinconia, come può essere lo sguardo di un uomo che ripensa dopo molti anni all’evento tragico della morte di sua madre: la patina del tempo smussa il dolore e aumenta la nostalgia!
Il tono vagamente consolatorio di questo finale ci ha portati a scegliere, per terminare il concerto, Schafe können sicher weiden, dalla Cantata Was mir behagt, ist nur die muntre Jagd BWV 208 (nella trascrizione per quintetto con pianoforte di Stefano Pierini) che ci sembra vada nella stessa confortante direzione.

Si tratta di un unicum per l’Unione Musicale o avete in programma altre?
Lupo: Questo programma, che eseguiamo in prima assoluta all’Unione Musicale, verrà presto presentato anche in Germania e a Firenze, per gli Amici della Musica. E speriamo di poterlo proporre in futuro anche ad altre associazioni di concerti! Confidiamo in una buona accoglienza da parte del pubblico dell’Unione Musicale, che avrà di fronte una specie di menù con tanti piatti diversi, che hanno un solo ingrediente in comune, seppur importante!

(*) Il nome BACH racchiude un crittogramma musicale. Le quattro lettere “tradotte” in note secondo la denominazione tedesca, danno la sequenza si bemolle (B), la (A), do (C) e si naturale (H). Questo tema di quattro note, conosciuto come “tema BACH”, è stato utilizzato da diversi compositori nel corso della storia della musica come un omaggio a Johann Sebastian Bach.

 

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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