In occasione del vostro debutto nella stagione dell’Unione Musicale, ci raccontate come è nato il Quartetto Altemps?
«Il quartetto d’archi è sempre stato il nostro sogno nel cassetto. La comune passione per la musica da camera in generale ci ha portati a suonare spesso insieme all’interno di svariate formazioni dedite al rispetto per la prassi esecutiva finché non ci siamo detti: perché non tentare? Perché non provare a dire la nostra su un repertorio che racchiude tra le pagine più belle di tutta la storia della musica?»

Quali opportunità interpretative vi offre l’utilizzo di strumenti originali? Che cosa cambia rispetto all’impiego di strumenti moderni?
«La nostra cifra esecutiva vuole essere quella di una lettura del repertorio romantico con l’approccio di chi viene dal passato e non come spesso accade facendo un percorso a ritroso proveniente dal modo di suonare “moderno”. Ciò a nostro avviso ci aiuta a liberare questa musica dalle “incrostazioni” esecutive legate alla tradizione novecentesca. In quest’ottica cerchiamo ad esempio di utilizzare il vibrato al pari di un abbellimento e non in maniera sistematica, di rispettare le legature pensate dal compositore, di impiegare l’agogica come mezzo per esaltare gli affetti musicali».

Il programma del concerto prevede due autori, Onslow e Schubert. Perché avete scelto di abbinarli? In che modo dialogheranno le loro opere?
«Onslow fu principalmente un prolifico compositore di musica da camera che ebbe forte seguito in Germania e in Inghilterra; stimato dai critici del suo tempo tanto da essere chiamato “il Beethoven francese”, la sua reputazione declinò rapidamente dopo la sua morte.
La sua ricchezza, la posizione sociale e i gusti personali gli permisero di perseguire un percorso sconosciuto alla maggior parte dei suoi contemporanei francesi, più simile a quello dei compositori romantici tedeschi e austriaci del tempo. Sono proprio il suo interesse per le forme classiche e il contrappunto e l’espressività emotiva nella sua musica che lo collocano vicino alle opere di Reicha, Hummel, del Beethoven più classico e dunque di Schubert.
Affinità che noi abbiamo riscontrato con le sonorità e con le atmosfere del Quartetto Rosamunda di Schubert, in particolare tra i due movimenti lenti: spiritualità e serenità interrotte da momenti di romantico pathos emotivo».

Il Quartetto di Onslow è un brano in prima esecuzione all’Unione Musicale. Cosa vi ha colpito di questo autore che si ascolta raramente nelle sale da concerto?
«Durante la ricerca tra i compositori contemporanei di Schubert oggi meno frequentati che avessero scritto per la nostra formazione, ci siamo imbattuti in Onslow e sin dalla prima lettura del Quartetto in sol minore siamo rimasti colpiti dalla grande profondità della sua identità musicale, dalla sua impeccabile e per nulla scontata scrittura quartettistica, dalla ricerca di sonorità e di atmosfere ricche di pathos che secondo noi nulla hanno da invidiare ai musicisti più noti dell’epoca».

 

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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