La trama dello spettacolo Strappatempo è abbastanza complessa: parla di un mondo diviso tra la iper tecnologica Città di Vetro e la brutale Città Nera. Parla di uomini, smarriti, e di due personaggi (Dore e Mila) che si salvano grazie alla musica di oggi e del passato… Ci raccontate i punti salienti dello spettacolo? Quali sono i valori di fondo che volete trasmettere attraverso la performance?
«Strappatempo ci accompagna alla scoperta di due mondi contrapposti: la moderna e tecnologica Città di Vetro, un altissimo grattacielo dove la vita corre ad un ritmo sempre più accelerato; e ai suoi piedi la primitiva Città Nera, dove la vita pulsa ad un ritmo sempre più lento e affaticato perché quotidiana è la lotta per la sopravvivenza. Questi mondi così distanti, ma così vicini, le cui forze propulsive vitali spingono in direzioni opposte, non comunicano tra di loro. L’unico collegamento che esiste è un filo, un vero e proprio filo lunghissimo, con alle estremità due barattoli: uno nelle mani di Mila, abitante della Città di Vetro e uno nelle mani di Dore della Città Nera.
Attraverso questo filo viaggiano i sogni e i desideri dei due ragazzi, dando vita ad un nuovo ritmo vitale, una piccola melodia, ponte tra le diversità. Quando le due forze vitali contrarie, l’accelerata tecnologica da un lato e la lenta lotta per la sopravvivenza dall’altro, arriveranno al punto dell’inevitabile frattura, lo “strappo al tempo”, la piccola melodia di Dore e Mila sarà il punto di partenza per una nuova rinascita. A loro il compito di ricucire questo tempo interrotto e la speranza di ritrovare un nuovo tempo vitale. Lo cercheranno nelle viscere della terra dove è custodito il tesoro delle sfere del tempo: ogni sfera è un ritmo vitale, una storia, un’avventura.
Strappatempo vuole accompagnare il pubblico alla scoperta della musica come strumento di relazione con sé stessi e con il mondo: dalla dimensione intima e contemplativa dei canti gregoriani, alla vivacità delle feste private mozartiane, alla condivisione universale nei teatri della musica di Beethoven. Il viaggio della musica prosegue valicando i confini con Rossini e il melodramma, per diffondersi in tutte le case attraverso la radio con Gershwin, per arrivare alla modernità con il rap ed il pop. Ma la musica non restituisce solo il passato e il presente, racconta anche il futuro distopico della storia, e lo fa con la musica contemporanea di Giovanni Bonato.
Lo spettacolo vuole restituire l’universalità della musica di ogni tempo, un linguaggio che unisce, annulla le differenze, veicolo di storie e di emozioni. “Immagina!” è il motto dello spettacolo, l’immaginazione, come raccontano le parole di John Lennon, è la spinta visionaria che può aprire nuovi scenari. La musica ci aiuta a capire il mondo e noi stessi».

La storia della musica (da Mozart a Rossini, dal canto gregoriano ai Queen, da Beethoven ai cori alpini…) è un’avventura nell’avventura! Come si integra nella trama dello spettacolo?
«Strappatempo nasce dall’esigenza di tornare a dedicare un tempo all’ascolto. La società odierna, spesso basata su tecnologie sempre più all’avanguardia e velocità divenute a volte insostenibili, influenza sempre di più la vita e l’apprendimento delle persone; conseguenza, è la sempre minor disponibilità e capacità di dedicare un momento per l’ascolto, musicale o interpersonale che sia. Nello spettacolo Strappatempo il testo rappresenta il messaggio, ma la musica è sia veicolo che viatico dello stesso. Questo ha reso la componente musicale parte trainante della storia; la musica dunque non accompagna il messaggio, ma ne è il cuore!
Dal punto di vista pratico, musica e testo si integrano alla perfezione, costruendo un dialogo continuo che non potrebbe prescindere da uno dei due elementi. Attrice e musicisti comunicano, giocano insieme, sono artefici e fruitori di emozioni. La musica è mutevole, assume ruoli molteplici; a volte fa da sfondo, altre da cornice, da protagonista o spalla dell’attrice».

Come ci avete detto, nello spettacolo la musica dal vivo gioca un ruolo chiave, fungendo da collante tra i personaggi di Mila e Dore e offrendo una via d’uscita verso una dimensione più equilibrata e umana. Come avete scelto i brani per rappresentare la varietà di emozioni e ambientazioni presenti nella storia?
«Storia e musica si sono influenzate a vicenda. Nella scelta del repertorio musicale abbiamo provato a fare una selezione di epoche e compositori, per noi rappresentativi dell’evoluzione musicale. Da qui abbiamo individuato dei brani che anche il pubblico più giovane avrebbe potuto ricondurre a memorie di ascolto vissute. La perfetta fusione con la storia è giunta naturalmente, cucendo la trama in un gioco di intrecci tra le diverse personalità dei compositori, con l’ambientazione richiesta in ogni momento dello spettacolo.
Inoltre, non bisogna dimenticare tutta l’introduzione musicale di Strappatempo, pensata e scritta appositamente per questo spettacolo. Dalle sensazioni distopiche che può far scaturire la musica iniziale, è sorta l’esigenza di cercare un repertorio che potesse orientare il pubblico verso quella via d’uscita che conducesse alla vita ed al ricongiungimento con valori imprescindibili, quali l’ascolto ed il rispetto».

Torniamo all’importanza dell’ascolto. Strappatempo ci fa capire che la capacità di ascolto di sé e degli altri è utile per ritrovare armonia. È un bel messaggio di speranza e un invito importante. Secondo voi, come risuona questo messaggio con il pubblico attuale, in particolare dei più giovani, sempre attratti (e forse succubi) della tecnologia?
«Sì, Strappatempo propone il tema dell’ascolto di sé e degli altri come momento di scoperta e di relazione: un’esperienza per il pubblico di ogni età immediata e collettiva, che richiede un tempo dedicato e che non è filtrata dallo strumento tecnologico. Un’occasione di scambio, di gioco e di creatività che immerge i ragazzi in una dimensione sensoriale avvolgente, stimolando la loro curiosità e capacità di immaginazione. Il nostro intento non è quello di demonizzare la tecnologia; è evidente che gli strumenti oggi disponibili offrono grandi potenzialità di approfondimento, ricerca e anche elaborazione, ma la matrice originaria dell’esperienza è determinata dalla relazione fisica, corporea, dallo scambio di energia vibrante, dall’ascolto reciproco.
E questo accade! Per lo spazio dello spettacolo vediamo i ragazzi protagonisti di un processo immaginativo che insegue una nuova armonia, tempi e ritmi organici, vitali… a misura d’uomo!».

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale