Direttore Tosi leggo che l’ensemble ZEBO (Zero Emission Baroque Orchestra) è stato fondato nel 2015 con il preciso scopo di sviluppare ed eseguire il “concerto narrante”. Può raccontarci qualcosa in più di questa particolare forma di spettacolo?
«L’ensemble ZEBO è nato con la precisa volontà di creare una nuova tipologia di spettacolo che permetta anche a spettatori non abituati ad ascoltare musica antica di godere appieno di un concerto. Per fare questo abbiamo ritenuto fosse necessario un ponte empatico o “sistema a specchio”; infatti inserire una narrazione all’interno di un concerto significa legare lo spettatore ai diversi momenti emotivi che compongono la storia narrata, dandogli così una chiave di lettura ulteriore e la possibilità di seguire emotivamente lo spettacolo. Lo svolgimento di un concerto narrante assomiglia a quello di uno spettacolo teatrale o ad un atto unico d’opera, nel quale la narrazione viene portata avanti alternando diversi linguaggi: testo cantato, parti recitate, immagini proiettate, brani strumentali e danza antica. A partire da questo è stato possibile sviluppare spettacoli con forme e strutture diverse, ispirati dalla letteratura, dalla storia, dalla mitologia, dalla commedia dell’arte e dalla danza antica».

Come avete lavorato sulle fonti musicali e letterarie per la creazione del vostro spettacolo San Francesco aulente flore che presenterete al pubblico dell’Unione Musicale?
Per rispondere a questa domanda “lascio la parola” a Donato Sansone, musicista e ricercatore di ZEBO fin dai primi anni. È lui ad essersi occupato delle ricerche per lo spettacolo “San Francesco”.
«La nostra ricerca si è svolta su tre filoni di indagine strorico-musicale:

  1. La letteratura cosiddetta “francescana”: le note fonti biografiche ed agiografiche (le 2 “Vite” di Tommaso da Celano, la “Legenda major” di Bonaventura da Bagnoregio, i “Fioretti”, la “Leggenda dei tre compagni”, la “Compilazione di Assisi”); poi la “Regula” stessa di Francesco; infine altre fonti, tra cui il Ms. 338 della Biblioteca del Sacro Convento di Assisi (quello che contiene il Cantico delle creature, per intenderci)
  2. l’iconografia francescana, dai primissimi affreschi che ritraggono il Santo ai più noti cicli come quello di Giotto, e soprattutto le grandi tavole con le rappresentazioni di episodi della vita di Francesco a contornarne il ritratto centrale. In questa parte di indagine ci siamo avvalsi soprattutto, ma non solo, degli scritti di una grande studiosa della materia, Chiara Frugoni
  3. la ricca bibliografia musicologica e lo studio di fonti musicali prodotte in ambienti francescani (ad es. il cosiddetto “Cantorino di Assisi” o l’”Ufficio ritmico di San Francesco d’Assisi” di Giuliano da Spira ed altri libri liturgici, antifonari e messali) o in aree in cui la diffusione della devozione francescana è stata profonda e rapida (“Laudario di Cortona”, “Laudario fiorentino”); alcuni episodi che costituiscono la narrazione del concerto sono stati “illustrati” con musiche tratte da altre fonti coeve o di poco posteriori e che si riferiscono ai fatti o ai personaggi in essi narrati: ne è un esempio la lauda giustinianea “Ne la digna stalla” che descrive il miracolo del presepe di Greccio, o la chanson “Ma viele vieler” di Gautire de Coincy che accompagna l’episodio in cui Francesco canta in francese fingendo di accompagnarsi proprio con una viella, come descritto in una delle sue biografie. Infine abbiamo esplorato la tradizione musicale orale umbra, che come suol dirsi in questi casi, si perde nella notte dei tempi, con brani come il Miserere di Colfiorito che fa da sfondo all’episodio del pentimento e della conversione.

Escludendo i saggi musicologici e iconografici, ci siamo avvalsi quindi di circa una trentina tra testi storici, agiografici e musicali del XIII e del XIV secolo».

Il vostro interesse per San Francesco nasce anche dal fatto che era un “ambientalista” ante litteram? Quale punto di vista sulla storia del santo emerge dal vostro racconto?
«Le grandi figure storiche, come quella di Francesco si prestano a molte chiavi di lettura; nella contemporaneità diversi hanno accostato la figura di Francesco a quella di un ambientalista ante litteram soprattutto per quanto riguarda la sua concezione della natura come dono di Dio. Il nostro intento e il nostro interesse è invece nato dalla volontà di raccontare alcuni momenti significativi della vita del Santo usando le parole e le musiche che la sua figura ha ispirato, cercando per quanto possibile di portare un punto di vista “antico” scevro dalle nostre categorie. L’idea è quella di condurre il pubblico in una chiesa immaginaria nelle cui cappelle siano state affrescate scene della vita di San Francesco. Invece della pittura le scene saranno narrate dalla musica e dai testi, partendo dall’episodio simbolo della sua adolescenza, la rinuncia dei beni, passando per la predicazione presso il nipote di Saladino per arrivare al momento della morte».

ZEBO (Zero Emission Baroque Orchestra) è un’orchestra che ha scelto di lavorare ad impatto zero poiché tutte le emissioni di Co2 prodotte per realizzare gli eventi sono compensate attraverso il finanziamento di riforestazione equivalente. Da quale riflessione è nata questa posizione?
«Credo che mettendo in scena uno spettacolo si abbia l’occasione, da una parte di parlare al singolo spettatore, stimolando in lui la curiosità e la fascinazione verso la cultura, dall’altra si stia creando un evento sociale. Ritengo che queste due componenti, necessarie per la diffusione e la fruizione della cultura, siano fondamentali anche per quanto riguarda l’ecologia. Diminuire il proprio impatto ambientale dipende dalla cultura e dalla coscienza del singolo individuo, rendere questo efficace su larga scala dipende dall’organizzazione, dalle regole e dai valori che una società decide di darsi. Al di là quindi delle mie personali convinzioni, ho ritenuto che il lavoro dell’ensemble che ho fondato potesse diventare utile testimone della possibilità di limitare il peso che le nostre azioni quotidiane hanno sull’ambiente».

Anche l’Unione Musicale con la serie GREEN NOTES sta provando a ragionare e ad attivarsi per rendere più sostenibile gli eventi dal vivo. Quali sono i consigli pratici darebbe a chi vuole organizzare concerti a impatto zero?
«Il binomio tra cultura ed ecologia è ancora tutto da esplorare quindi molte sono le direzioni che si possono intraprendere. Credo che sarebbe fondamentale stimolare altre realtà culturali verso la direzione che anche voi state intraprendendo per poter convincere gli operatori del settore (aziende di piantumazione, di tecnologie per l’energia rinnovabile ecc.) che una sinergia di intenti con il mondo culturale sarebbe proficua, perché entrambi i mondi parlano alla sensibilità dell’individuo».

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale