Amici, compagni di Conservatorio, attualmente anche colleghi, come è nata l’idea di formare questo duo pianistico?
Prima di tutto perché siamo grandi amici e poi perché condividiamo da sempre un amore sviscerato per la musica da camera, come testimoniano le nostre attività parallele di pianisti del Trio Johannes e del Trio Debussy. Abbiamo studiato con gli stessi grandi maestri del Trio di Trieste ed è proprio con loro, alla Scuola di Musica Superiore del Trio di Trieste a Duino, che abbiamo imparato ad amare la formazione per pianoforte a quattro mani. Il grande Dario De Rosa, oltre a essere il pianista del Trio, aveva un formidabile duo con Maureen Jones e i loro concerti erano sempre memorabili. Anche questo aspetto è stato uno stimolo a frequentare questo difficile e incredibilmente ricco repertorio.

Il pubblico dell’Unione Musicale vi conosce da molti anni come pianisti del Trio Johannes e del Trio Debussy… come si sta una volta tanto senza gli archi?
Dagli archi abbiamo imparato e continuiamo a imparare tantissimo per quanto concerne il legato, il senso della frase e la qualità aurea del loro suono. Ma un po’ di emancipazione non fa male e ci consente di ritornare al nostro consueto ruolo nei trii con rinnovato entusiasmo.

Cosa vi ha rivelato il bellissimo repertorio per pianoforte a 4 mani?
Io penso che sia difficilissimo suonare bene a quattro mani. Due persone che dividono anche fisicamente uno strumento, quando mai avviene ? L’uso del pedale, lo spazio vitale sulla tastiera, l’equilibrio tra il registro medio grave e quello medio acuto. Forse è una delle massime vette del suonare insieme e poi ha nel suo repertorio dei tali capolavori, penso a Ravel, Schubert, Brahms. Suonare a quattro mani è una disciplina incredibile e, per raggiungere un buon risultato, richiede la consuetudine e l’esperienza di un’intera vita con la musica da camera.

Conservatori, licei musicali, scuole medie musicali, liceo coreutico-musicale: contrariamente a quanto si dice, nel nostro Paese sembra che la musica classica non sia così assente nel panorama formativo ufficiale, tuttavia spesso ci si lamenta che le istituzioni facciano poco per colmare il divario tra musica colta e pubblico. Anche da docente, qual è la sua opinione in merito?
Tutti stanno facendo grandissimi sforzi, tutti ci inventiamo di tutto in ogni campo dell’organizzazione musicale per diffondere capillarmente l’arte regina. Il Conservatorio di Torino, grazie all’illuminata direzione di Marco Zuccarini, ha attuato collaborazioni con tutti gli enti di produzione e di formazione del territorio attraverso progetti che vanno dalle convenzioni con le scuole di musica a stage orchestrali, concerti (penso al Progetto Schumann che stiamo realizzando proprio con l’Unione Musicale), masterclass, borse di studio e molto altro. Penso che tutti stiano lavorando al meglio e i risultati ci dicono che dobbiamo insistere e cercare di non smettere di innovare nell’interesse primario dei giovani.

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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