Spira mirabilis: un’orchestra democratica

Spira mirabilis non e un’orchestra senza direttore: Spira mirabilis e un percorso di conoscenza. Nato nel settembre 2007 per iniziativa di un gruppo di giovani musicisti (under 35, tutti attivi nelle maggiori realtà musicali europee), il progetto si pone come obiettivo lo studio inteso come analisi approfondita della partitura. Nei loro incontri annuali – circa sei, della durata di una settimana – i musicisti di Spira si dedicano a un’opera (rigorosamente una alla volta!) del repertorio sinfonico o cameristico che approfondiscono, concertano e poi solo eventualmente presentano al pubblico, lontani dal ritmo frenetico del mondo musicale professionale. Discussione, confronto, senso di responsabilità e capacita critica sono gli ingredienti di questa esperienza intellettuale e artistica, finalizzata principalmente alla crescita dei musicisti stessi. L’obiettivo finale e costruire un’idea condivisa, creare un’interpretazione coerente senza una figura guida, lavorando in una logica di scambio e interazione reciproca continua. Spira mirabilis (Spirale meravigliosa) come la figura geometrica che mostra autosomiglianza: il tutto ha la stessa forma di una delle sue parti; ensemble a “geometria variabile” ma con un’identita costante.
I musicisti di Spira hanno trovato casa a Formigine, una piccola cittadina in provincia di Modena, che li ha accolti nonostante all’epoca non avesse neppure un luogo dedito a concerti e spettacoli teatrali. Dopo una paio di anni trascorsi presso la Polisportiva (contendendosi lo spazio con la tombola della domenica, le lezioni di ballo e il torneo di bocce), nel 2013 e stata inaugurata una nuova sala, l’Auditorium «Spira mirabilis», nata proprio grazie al felice incontro tra il progetto e la comunita locale.
Che cosa si deve aspettare il pubblico che assiste a un concerto di Spira mirabilis? Racconta Lorenza Borrani, una delle fondatrici: «Ciascun concerto rappresenta una tappa del nostro processo di studio. Offre ovviamente il frutto di esso in quel momento, ma non e un risultato finale. E un’occasione di condivisione ma anche di rianalisi ed e bello che questa possa avvenire anche con i commenti del pubblico. Noi ci presentiamo, raccontiamo qualcosa sul programma e poi lo suoniamo. Il concerto e un appuntamento con “quel” pezzo, in questo caso con la Quarta sinfonia di Brahms. Tutte le energie di ascolto e di esecuzione sono focalizzate li. Alla fine, chi vuole andarsene con solo la musica nelle orecchie e libero di farlo; chi vuole può rimanere per fare domande, commentare, parlare con noi di questo brano, del nostro progetto, e di qualsiasi considerazione sia nata dall’ascolto. Il pubblico e uno degli specchi che possiamo usare per avere risposte, per capire, e il question time finale e un momento di scambio molto prezioso!» [Articolo di Cecilia Fonsatti]

{Originale su www.sistemamusica.it }

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