Suonare a quattro mani sulla medesima tastiera, oppure la sua variante estesa, cioè suonare due pianoforti sembra proprio richieda una forma speciale d’empatia. Nella storia del duo pianistico, infatti, spesso ci troviamo di fronte al caso di due fratelli, o di due sorelle. Basterebbe qui ricordare i fratelli Alfons e Aloys Kontarsky, forse la più celebre e celebrata coppia di fratelli che abbia condiviso lo stesso sgabello; oppure Katia e Marielle Labèque, sorelle appunto che col pianoforte hanno conquistato le platee di tutto il mondo. Ed infine, Guher e Suher Pekinel, non solo sorelle, ma addirittura gemelle, altro duo che si e meritatamente guadagnato una solida reputazione internazionale. A questa singolare casistica si aggiungono Khatia e Gvantsa Buniatishvili. Georgiane, come altrettanto spesso accade a parità di talento e di capacita esibiscono caratteri e personalità diversi, quasi opposti. Estroversa, brillante e al centro dell’attenzione, fino ad essere definita la rockstar della classica Khatia, più riservata e lontana dai riflettori Gvantsa. Le accomuna un percorso artistico simile. Un debutto ancora adolescenti, seguito dai primi giri di concerti in Europa, e poi oltre Oceano. Khatia, in particolare, arriva alla Carnegie Hall nel 2008 e da allora vive da protagonista la scena concertistica internazionale, arricchendo costantemente il suo già fitto palmarès di collaborazioni prestigiose. Come dimostra il programma di questo concerto, la diversità di carattere non impedisce certo loro di affrontare brani nei quali, invece, l’affiatamento e la coerenza interpretativa sono essenziali, come il brillante Scaramouche di Milhaud, o le virtuosistiche pagine di Rachmaninov, Gershwin e Ravel, grazie alle quali potranno mettere in luce tutto il loro talento. (Articolo di Fabrizio Festa)

{Originale su www.sistemamusica.it }

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