Come un tramonto radioso e carico di rosso, la personalità di Maria João Pires emana una luce particolare. Saranno i decenni di esperienza, sarà la forza maturata nell’aver compiuto determinate scelte, e nell’aver dovuto talvolta lottare per percorrerle. Non e semplice circoscrivere un’artista che di se dice «prima di tutto sono un essere umano» e «nella vita la cosa migliore e non essere sicuri, e accettarlo». Una conquistata onesta profonda, che si avverte anche quando alle parole si avvicendano il suono e lo stile del suo pianismo, con quelle mani piccole capaci di accenti intensi e generosi, mai retorici. «Non si apprende uno strumento se prima non si impara come liberare la musica attraverso se stessi. La propria relazione con il mondo esterno e fondamentale». Il musicista come tramite e la musica come relazione. E infatti Maria Joao detesta i recital solistici: «E una persona sola che fa tutto, senza condividere il palco con nessuno: e davvero molto difficile per me. Si e fuori dal gruppo, dalla comunità, fuori da tutto. Si diventa differenti e speciali. E se lo diventi, allora sei solo!» Non e di casa il solipsismo, il rapporto con la tastiera non esclusivo. «Non ho mai dedicato tanto tempo allo studio, perché di tempo non ne ho mai avuto molto, c’era sempre qualche impegno, ho avuto bambini molto presto e dovevo occuparmi di tutto».
Questo occuparsi degli altri e una costante della sua vita, tra progetti umanitari e didattici, condotti con un intento “rivoluzionario. «Gli artisti in genere si preoccupano delle loro carriere, di se stessi e degli affari che girano intorno alla musica. Per me questo non ha senso. L’arte non ha nulla a che vedere con tutto ciò. La competizione e la concorrenza levano l’anima al musicista».
Il Progetto Partitura da lei creato in seno all’accademia di perfezionamento Chapelle Musicale Reine Elisabeth di Bruxelles ha proprio lo scopo di favorire l’ascolto reciproco tra musicisti affermati e giovani promettenti – in questo caso la trentenne armena Lilit Gregoryan – per instaurare una condivisione umana e artistica. «Quando si inizia a voler far musica nella propria vita siamo animati da tutt’altre ragioni che non il prevalere. Nella competizione senti di dover uccidere qualcun altro per prendere il suo posto. E orribile, non e arte. Mi piacerebbe dare ai giovani una prospettiva diversa, nuove vie alternative all’ottica del lottare l’uno contro l’altro. La nostra missione è cercare di cambiare le cose. E l’arte può restituire dignità alle persone».
Il Progetto Partitura da lei creato in seno all’accademia di perfezionamento Chapelle Musicale Reine Elisabeth di Bruxelles ha proprio lo scopo di favorire l’ascolto reciproco tra musicisti affermati e giovani promettenti – in questo caso la trentenne armena Lilit Gregoryan – per instaurare una condivisione umana e artistica. «Quando si inizia a voler far musica nella propria vita siamo animati da tutt’altre ragioni che non il prevalere. Nella competizione senti di dover uccidere qualcun altro per prendere il suo posto. E orribile, non e arte. Mi piacerebbe dare ai giovani una prospettiva diversa, nuove vie alternative all’ottica del lottare l’uno contro l’altro. La nostra missione e cercare di cambiare le cose. E l’arte può restituire dignità alle persone». (Articolo di Simone Solinas)

 

Vai alla presentazione del concerto >> http://www.unionemusicale.it/concerti/pires-grigoryan-17-02-2016/

Leggi il comunicato stampa >> http://www.unionemusicale.it/pires-grigoryan-17-febbraio-2016-comunicato/ 

{Originale su www.sistemamusica.it }