A colloquio con Elena Gallafrio, musicista che realizza i laboratori Noteingioco.

Come è strutturato il percorso degli incontri “Noteingioco”? In base a quali criteri scegliete le musiche proposte?
Gli incontri partono sempre con qualcosa che possa mettere a proprio agio i bambini e i genitori. La “presentazione musicale” è ciò che crea il contatto tra noi musiciste e i piccoli protagonisti degli incontri. Poi, di volta in volta, verifichiamo se ciò che ci siamo prefisse di fare viene accolto dai bimbi; essendo così piccoli, infatti, in alcuni casi abbiamo dovuto modificare un po’ la scaletta delle attività proposte in base alle esigenze empatiche del momento. Le musiche e i canti sono sempre molto semplici, con ritmi coinvolgenti su cui i bimbi possono usare strumentini o provare ad intonare con la voce i primi suoni.

Quali sono gli obiettivi di questi “laboratori immersivi”?
Esplorazione sonora, timbrica, ritmica, visiva, vocale, approccio uditivo e tattile a qualche strumentino ritmico e ascolto dal vivo del suono del violino. Ma anche sviluppo dell’attenzione, gioia, stupore, entusiasmo!

Secondo la tua esperienza umana e professionale, quale pensi che sia il ruolo della musica nella crescita di una persona?
Penso che la musica ricopra un ruolo primario nello sviluppo della sensibilità, dell’orecchio e della fantasia di un bambino. Nella crescita questa sensibilità è importante per capire anche ciò che piace e non piace nella musica, per saper scegliere. Penso che così la musica possa diventare, come lo è per me, una compagna necessaria e insostituibile.

In che modo il fatto di essere mamma ha influito sul tuo approccio nel progettare e realizzare le attività per i bambini?
Diventando mamma e facendo le stesse attività a casa con i miei bambini ho potuto verificare in prima persona che ciò che proponiamo durante i laboratori funziona e lascia traccia anche dopo la lezione: il feedback è fortissimo e si riflette sulla quotidianità. Quindi posso dire di essere più consapevole come insegnante, ma anche più materna nell’approccio con i bambini che incontro.

Quali sono le opportunità per chi come voi si rivolge ad un “pubblico” di bambini? Quali i rischi?
Le opportunità sono molteplici a livello di formazione come didatti, soprattutto sotto l’aspetto della crescita personale e professionale. La didattica è in continuo sviluppo e aggiornamento, ma la più grande opportunità per un insegnante, secondo me, è l’esperienza sul campo. Bisogna essere preparati ma “modificabili” all’occorrenza e poliedrici. Ma soprattutto se si è attenti e sensibili non si finisce mai di imparare dai propri allievi!

Qual è il tuo rapporto personale con la musica? Che cosa preferisci ascoltare/eseguire?
Non ho molto tempo libero, anzi, non ne ho proprio… ma attraverso le varie attività che svolgo alla fine mi accorgo che tutti i giorni ascolto e dirigo, nel mio piccolo, musica classica, rock, pop, jazz, folk… Preferisco suonare la musica del periodo barocco e classico, perché mi ha formata di più come orchestrale “da camera”.

Quali brani musicali o quali compositori/cantautori ti piacevano particolarmente da bambina? E oggi?
In famiglia abbiamo sempre ascoltato musica classica ma anche i cantautori e la musica pop degli Anni Settanta e Ottanta, e da bambina, intrapresi gli studi musicali, adoravo Mendelsshon (credo di aver consumato la cassetta con il Concerto in mi minore per violino!), ma anche Franck, il Requiem di Mozart e le Sonate di Brahms.
Ho avuto la grande fortuna di poter suonare tanto con mia sorella, che studiava il pianoforte, e insieme abbiamo affrontato pagine di musica meravigliosa.
Oggi, “per ricaricarmi”, sceglierei magari una bella Sinfonia di Beethoven o alcune arie dalla incommensurabile bellezza di Puccini, o i Queen, ma la maggior parte delle volte sono ancora coinvolta dai miei figli a capire “come fa il coccodrillo”!!

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