L’Ensemble Lucidarium si appresta a festeggiare il 25° anniversario. In questi anni il suo repertorio si è progressivamente allargato, abbracciando sia la musica medievale sia quella rinascimentale: riportare in vita quelle composizioni non è semplice e Avery Gosfield, fondatrice del gruppo, ce lo spiega nel dettaglio: «Noi abbiamo la consuetudine di lavorare con brani tramandati da fonti incomplete come, per esempio, canzoni di cui sono sopravvissute le parole ma non la musica. Un tale ostacolo fermerebbe molti, ma noi possiamo contare su Francis Biggi (il co-direttore) e Gloria Moretti. Entrambi, da molto tempo, studiano la tradizione orale dell’ottava rima là dove è ancora in uso, come in Toscana e in Umbria, e compiono ricerche su quelle raccolte di frottole e strambotti che riportano la notazione musicale».

Lavoro sui libri e sul territorio, dunque, che nel caso del vostro ultimo spettacolo si traduce in una passeggiata sonora a Venezia…
«Nel concerto esploriamo la Venezia dell’epoca di Shylock: non citiamo direttamente Shakespeare, ma usiamo materiale conservato presso la Fondazione del Ghetto, costituito da “grida” delle autorità veneziane e da storie di ebrei realmente vissuti, come Elia Levita e Leone Modena. In questo modo raccontiamo la vita dentro e fuori il Ghetto ebraico, uno spazio chiuso ma molto “poroso”, dal quale si poteva entrare e uscire dall’alba al tramonto. Per rendere i testi più comprensibili e il concerto più coinvolgente, usiamo proiezioni che la video-artista Silvia Fabiani ha elaborato a partire da illustrazioni di libri dell’epoca sulle tradizioni ebraiche. Ci sembra che in particolare i giovani, abituati a un forte legame tra musica e immagine, possano apprezzare questa soluzione». (Intervista di Liana Püschel)

{Originale su www.sistemamusica.it }

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