Quando e in che occasione si è formato il vostro gruppo?
Isabel Trio si è formato durante il nostro percorso accademico presso il Conservatorio di Torino, nella classe di Antonio Valentino e precisamente nel 2015.

A che punto è il vostro percorso di formazione? Che cosa desiderereste per il vostro futuro sia di singoli musicisti e sia di gruppo?
Attualmente proseguiamo la formazione in Conservatorio col maestro Valentino e, parallelamente, ci stiamo perfezionando con il Trio Debussy presso l’Accademia di Pinerolo. In questo percorso abbiamo avuto la fortuna di conoscere musicisti illuminanti come Amiram Ganz e Christa Butzberger. Ciascuna di noi ricerca un perfezionamento individuale e l’allargamento delle prospettive professionali (dalla musica antica alla leggera, alla vocalità). Pur essendo esperienze decisamente diverse, desideriamo il più possibile definire un’identità cameristica unitaria ma, allo stesso tempo plasmata dai molteplici input che ciascuna di noi apporta.

Che cosa vi piace ascoltare?
Tutte e tre siamo accomunate da una grande apertura verso la musica intesa come linguaggio in evoluzione, in quanto arte colta e come espressione spontanea e popolare. La musica classica per noi è prioritaria, sia come materia di studio sia come gioiose ascoltatrici: una finestra sull’interiorità di compositori di secoli passati. Siamo però ragazze del XXI secolo, ci piace godere anche della musica dei nostri giorni. Così spaziamo da Monteverdi alla musica elettronica.

Che cosa direste a un vostro coetaneo per invitarlo a frequentare i concerti di musica classica?
Gli diremmo che ogni esecuzione è un modo inedito di vivere il presente. Secondo noi il non avere compiuto degli studi specifici non preclude la possibilità di godere di questa forma d’arte, se si riesce a estrapolarla dal suo contesto più convenzionale e riportarla alla sua freschezza. La musica diventa così puro mezzo per comunicare storie, personaggi, realtà e si può andare ad un concerto e dimenticarsi di chi ci siede accanto, cercando invece l’urgenza del giovane Schumann di esprimere Florestano o Eusebio.

Che cosa rappresenta per voi tenere un recital per un ente dalla lunga tradizione come l’Unione Musicale?
Una grandissima opportunità e anche una forte responsabilità, dato il prestigio della stagione. È stato uno stimolo per cercare di lavorare al meglio e cercare di rivelare il significato che ci trasmette questo meraviglioso Trio op. 80 di Schumann.

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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