Come è strutturato il nuovo percorso “Musicaintasca”?
Musicaintasca è una passeggiata musicale che ci accompagnerà per 6 domeniche mattina con cadenza per lo più mensile. Luogo eletto per le nostre camminate sonore sarà il bosco, luogo un po’ magico, un po’ misterioso, affascinante, ricco di suoni e suggestioni e ambiente in cui vivono un sacco di animaletti che ci condurranno alla scoperta delle varie esperienze musicali: la danza, il canto, l’utilizzo degli strumenti, l’ascolto. Ci si potrà unire alla “gita” per una sola mattinata, giusto per vedere com’è oppure, se ci si affeziona, seguirci in tutti gli incontri. Ogni appuntamento sarà perfettamente fruibile anche senza aver partecipato agli altri di modo che chi arriva per una sola volta possa seguire con agio le attività e chi invece ci accompagna sempre possa trovare spunti sempre nuovi e interessanti.

Quali sono gli obiettivi di questi laboratori?
Elisa, Umberto ed io abbiamo pensato di proporre, per la domenica mattina, un laboratorio leggero, che non abbia precisi fini didattici, ma che possa offrire alle famiglie un’esperienza musicale di qualità da fare insieme in un momento della settimana particolarmente adatto a ritrovarsi e a trascorrere del tempo piacevole. Ci piacerebbe che grandi e piccini giocassero con la musica insieme a noi, apprezzandone i diversi aspetti e lasciandosi sorprendere dalla dimensione ludica che è una delle più importanti; come diceva Gianni Rodari: “Giocare è una cosa seria!” – e con la musica… ancora di più!

Secondo la tua esperienza umana e professionale, quale pensi che sia il ruolo della musica nella crescita di una persona?
Il ruolo della musica nella crescita di una persona è molto importante e può contribuire in modo sostanziale, a mio avviso, a strutturare la personalità dei futuri uomini e donne che saranno un giorno i bimbi di oggi.  Forse gli aspetti prettamente musicali – che essendo una musicista non posso che ritenere fondanti e importantissimi – non sono poi nemmeno l’elemento più saliente nella formazione che la musica può dare; la concentrazione, l’attenzione al generale e al particolare insieme, il senso dello spazio, il rispetto degli altri, l’ascolto di chi magari è diversissimo da noi, la cooperazione per un fine comune, la creatività: questo è ciò che la musica può sviluppare, amplificare, celebrare: qualità che sono in ogni individuo e che per risplendere hanno bisogno di un canale privilegiato che maieuticamente le faccia venire alla luce. Oltre a tutto questo, per parlare della mia specifica esperienza, la musica ha insegnato a una bambina molto timida e insicura ad essere fiduciosa e a trovare un modo per esprimersi; per citare Enrico Strobino, mi piace dire e ripetermi ogni tanto che quello del musicista è un mestiere molto avventuroso: la musica è capace di far diventare ognuno la persona coraggiosa che può compierlo.

Quali sono le opportunità per chi come voi si rivolge ad un pubblico di bambini? Quali i “rischi”?
Lavorare con i bambini è una grande opportunità e un grande privilegio; sono una laureata in Lettere oltre ad avere il diploma di canto, ma ho deliberatamente scelto di dedicarmi alla musica e alla musica con e per i bambini invece di trascorrere le mie giornate tra i Sonetti di Petrarca e la Divina Commedia perchè credo fermamente nel valore educativo della musica e credo che chi lavora con i bimbi possa davvero fare qualcosa di concreto per rendere migliore la società del futuro.
L’unico rischio del lavoro con i piccoli sta nei grandi: in noi che conduciamo queste attività e che dobbiamo essere sempre animati dal desiderio di riuscire ad arrivare a tutti, sforzandoci di cambiare noi stessi per poter offrire questa musica che facciamo in modo che i messaggi che porta non siano solo sonori, ma anche visivi, tattili, motori e anche, perchè no, gustosi e odorosi e quindi che possano giungere a ciascuno, qualunque sia la sua modalità d’elezione per cogliere il mondo.
E poi sta ai genitori: che possano a loro volta avere i mezzi per scegliere tra le tantissime proposte musicali che affollano questi nostri tempi, le più complete e le più ricche per i loro piccoli.

Qual è il tuo rapporto personale con la musica? Che cosa preferisci ascoltare/eseguire?
Io e la musica ci conosciamo da tanto. In realtà avrei voluto danzare, ma a cinque anni la mia mamma mi iscrisse ai Piccoli Cantori di Torino e nacque così il più duraturo degli amori. Ho imparato a leggere le note musicali prima che a leggere le parole della mia lingua quindi considero la musica un po’ la mia lingua madre. Ci frequentiamo, io e lei, quotidianamente: non c’è giorno che io non abbia cantato o insegnato a qualcuno quello che ho capito di come si fa. La mia formazione è classica, quindi amo cantare la musica barocca, la musica da camera, il gregoriano, la musica contemporanea; mi piace cantare da sola e ancora di più con altri. Ultimamente sto studiando per allargare i miei confini vocali e mi cimento anche con il jazz e il musical. Quanto all’ascolto, ascolto tutto ciò che mi capita sotto tiro: dal rombo differente che fanno le varie auto all’ultimo rap diventato tormentone passando per tutto ciò che c’è in mezzo, spesso in modo un po’ casuale, a volte con incontri davvero fortunati. Poi ascolto ciò che mi aiuta a prepararmi per i concerti che affronto: ascolto tantissime interpretazioni differenti di ciò che dovrò cantare per poi farmi un’idea personale di come quel brano è per me. Ogni giorno c’è talmente tanto da ascoltare che a volte, poi, giunta a casa la sera, ho voglia di ascoltare solo il silenzio: allora stendo una coperta a terra, mi sdraio e per qualche minuto… lo ascolto.

Quali brani musicali o quali compositori/cantautori ti piacevano particolarmente da bambina/o? E oggi?
Da bambina amavo a pari merito le sigle dei cartoni animati (sognavo che un giorno avrei preso il posto a Cristina D’Avena!) e i brani che imparavo al coro; canticchiavo con la stessa noncuranza la canzone dei Puffi accostata al Dixit Dominus di Baldassare Galuppi, insomma. Oggi sono ancora democratica e do la possibilità a quasi qualsiasi musica di piacermi. Non c’è un autore che preferisco in assoluto, ma ci sono autori che preferisco a periodi o a momenti della giornata: la mattina appena sveglia spesso vincono Mika o i Queen, ma anche il concerto “L’imperatore” di Beethoven fa il suo effetto. Quando vado a camminare ascolto Enya o Jenkins perchè trovo che diano bene il ritmo del passo. In auto il pop italiano così posso canticchiarci sopra e permettermi sguaiature che di solito non mi sono permesse. Poi ho avuto il periodo Part, il periodo Brahms, quello dei Beatles e quello di Bach… Ora per esempio sono nel periodo Bernstein… chissà quale sarà il prossimo?

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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