Quali sono gli obiettivi dei “laboratori immersivi” Ateliebebè?
L’obiettivo principale è culturale e “l’oggetto” culturale di cui ci occupiamo è la musica. Musica che offriamo ai bambini utilizzando modalità che rileviamo dalla teoria dell’apprendimento musicale (MLT) di Edwin E. Gordon specifiche per questa fascia d’età.
Oltre ad essere un bella esperienza condivisa per bimbi e genitori, ma anche per noi musicisti, è importante il fatto che cerchiamo di stimolare lo sviluppo di quella che noi chiamiamo “audiation”, cioè la capacità di pensare musica.

Secondo la tua esperienza umana e professionale, quale pensi che sia il ruolo della musica nello sviluppo di una persona?
La musica ci mette in contatto con un sentire profondo che va oltre la verbalità, ci offre l’opportunità di arricchirci di un mezzo espressivo che da sempre appartiene all’uomo, che può essere condiviso e che ci può far star bene.

Quali sono le opportunità per chi come voi si rivolge a un “pubblico” di bambini? Quali i rischi?
Sicuramente condividere un’esperienza positiva nella musica con i piccolissimi e i loro genitori ma anche offrire agli stessi genitori un modello di relazione musicale con i loro bambini. Abbiamo inoltre l’opportunità di essere in qualche modo dei “catalizzatori” perché possiamo favorire un avvicinamento, un po’ come dire che proviamo a mettere un piccolo seme che magari potrà dare frutti. Di rischi non credo si possa parlare se consideriamo che per noi è una condizione essenziale il fatto di creare un ambiente relazionale accogliente per i piccoli ma anche per gli adulti.

Generazioni di bambini crescono guardando cartoni animati che usano la musica classica, ma spesso non sanno neppure di averli ascoltati… Come favorire il contatto di bambini e ragazzi con la classica?
Anche se c’è un margine di variabilità, sappiamo che l’ambiente in cui cresce il bambino determina in larga misura le sue modalità di sviluppo e di relazione con se stesso e con l’esterno, quindi anche con gli elementi culturali. Seguendo questo principio si può affermare che se nel suo ambiente è stato a contatto con la musica e ha avuto la possibilità di viverla in un contesto affettivo favorevole è probabile che possa apprezzarne il valore.

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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