Intervista a Pasquale Buonarota e Diego Mingolla, ideatori e realizzatori – insieme ad Alessandro Pisci – dello spettacolo “Va, va, va, vaaan!!! Beethoven”.

“Va, va, va, vaaan!!! Beethoven” è uno spettacolo in cui la musica ha un ruolo centrale. Come è nato il progetto?
“Va, va, va, vaaan!!! Beethoven” è un episodio del progetto “Favole in forma sonata” nato qualche anno fa con l’obiettivo di raccontare a un pubblico il più diversificato possibile lo stretto legame tra forma musicale e teatro, linguaggio dei suoni e linguaggio della narrazione.

Beethoven è vissuto a cavallo tra ‘700 e ‘800: come può essere reso accattivante per un pubblico odierno?
Lo spettacolo porta in scena una filosofia di vita che Beethoven ha espresso attraverso le sue composizioni e in particolare col procedimento della variazione su un tema. Il variare è condizione umana universale che implica evoluzione, sentimento, desiderio, sconfitte e successi: tutti eventi di cui ognuno di noi ha fatto e continuerà a fare esperienza nel corso della propria vita.

Mettere in scena la musica aiuta ad ascoltarla meglio? O, viceversa, la musica permette di raccontare in maniera più avvincente (o più efficace) una storia?
La prima. È per questo che la forma musicale è il punto di partenza dal quale costruiamo la nostra drammaturgia. La forma musicale è essa stessa drammaturgia, essa stessa è espressione di contenuti.

Qual è il vostro rapporto personale con la musica? Che cosa preferite ascoltare/eseguire?
Pasquale Buonarota: mi sento molto legato al mondo dell’opera lirica. Approfondire lo studio delle forme musicali è stato per me un percorso di ricerca per percepire in modo più immediato anche il repertorio strumentale, la musica sinfonica, la musica “non cantata”, ovvero non connessa a una matrice letteraria.

Diego Mingolla: mi reputo un “artigiano” del suono. Cerco di rispettare quello che, attraverso l’opera d’arte, immagino il compositore abbia voluto esprimere partendo anche da uno studio della storia che circonda gli autori. Ascolto musica che reputo “buona” a prescindere da genere ed epoca. Sono “onnivoro” in tal senso.

La presenza di tuo/a figlio/a ha influito sul tuo approccio nel momento in cui progetti o realizzi un nuovo spettacolo?
Pasquale Buonarota: credo sia inevitabile. L’esperienza di essere genitore è quotidianamente presente in ogni scelta e in ogni aspetto della mia vita.

Nella vostra professione avete scelto di rivolgervi in modo preferenziale all’infanzia. Per quale motivo? Quali sono le opportunità per chi si rivolge ad un pubblico di bambini? Quali i rischi?
Lo stimolo maggiore è quello di coinvolgere ed emozionare nuove generazioni lasciando in loro un ricordo o magari uno strumento di riflessione che li accompagni per sempre.

Che tipo di pubblico è quello formato da bambini?
È un pubblico incredibilmente ricettivo, imprevedibile, libero da limiti e preconcetti e per questo offre uno spazio irripetibile nel quale coinvolgerli attraverso un’esperienza di qualità e passione.

Quali brani musicali o quali compositori/cantautori ti piacevano particolarmente da bambino? E oggi?
Pasquale Buonarota: da bambino mi piaceva suonare i successi dei cantautori italiani (De André su tutti), magari accompagnandomi con la chitarra. Oggi come oggi godo del primo ascolto di qualsiasi cosa, soprattutto le novità della musica pop.

Diego Mingolla: da bambino avevo un debole per la musica di Ravel. Crescendo confesso che ho ascoltato sempre meno in senso inversamente proporzionale a quanto ho suonato. Perché suonare e ascoltare musica per me sono ancora due attività ben distinte. Difficilmente ascolto più volte lo stesso brano ma sono un curioso e quindi spazio dal folk al jazz, dalla canzone napoletana d’autore al tango argentino. E sicuramente dimentico qualcosa…

 Nei programmi delle scuole dell’obbligo la musica è la grande assente: che cosa ne pensi?
Un’opportunità persa. L’apprendimento e la pratica della musica sono veicolo di formazione all’ascolto, al rispetto, all’educazione. Persino la scienza ha dimostrato più volte quanto i benefici di questo genere di disciplina siano enormemente superiori agli sforzi richiesti per esercitarla.

 

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