Come è nata l’esperienza di Micrologus?
L’occasione per decidere di affrontare in maniera professionale la ricerca nel campo della musica medievale ci è stata data dalla partecipazione alle feste medievali di tradizione in Umbria. Ad Assisi dagli anni Cinquanta la rievocazione della Festa del Calendimaggio, che si svolge regolarmente nel primo fine settimana del mese di maggio di ogni anno, ci ha dato la possibilità di entrare in un mondo inizialmente ricco di suggestioni che ci ha poi affascinato a tal punto da far convergere le nostre energie nella ricerca di possibili idee interpretative. Da lì la nascita di un sodalizio che dura da trentacinque anni.

Qual è il vostro approccio interpretativo nei confronti del repertorio che affrontate?
Fondamentale per la nostra interpretazione è stato l’interesse verso le forme di cultura tradizionali che portano con sé gli insegnamenti di un passato. Quindi ascoltare i maestri del canto o dei grandi strumentisti della musica tradizionale dell’Europa e del bacino del Mediterraneo. Molto ha influito la ricerca delle tradizioni anche popolari ancora esistenti in tutte le regioni dell’Italia.

Che tipo di strumenti utilizzate?
Per lo più ricostruzioni da noi stessi progettate in collaborazione con liutai operanti nella nostra regione. Andiamo da strumenti a plettro, come liuti, guinterne, chitarrini, a strumenti ad arco, come vielle, ribeche viole da braccio, a strumenti a fiato, come flauti traversi, flauto e tamburo, cornamuse, bombarde, a strumenti a percussione, come tamburelli, triangoli, castagnette, oltre ad arpe, organi portativi, salteri a percussione e a pizzico.

Ci presentate il programma che eseguirete a Torino intitolato MADRE DE DEUS”?
La raccolta delle oltre quattrocento Cantigas de Santa Maria è uno dei più importanti documenti della poesia religiosa in musica dell’Europa medievale. Costituisce il prodotto dell’opera di più poeti-musicisti, voluta dal Re Alfonso X di Castiglia e per lui redatto in un preziosissimo codice della la fine del XIII secolo. Attraverso il canto monodico si narrano le vicende di numerosi personaggi miracolati dalla Vergine Maria. La situazione politico-religiosa della penisola iberica di quel periodo mostra una compresenza di razze, culture e religioni diverse (arabi, ebrei, cristiani spagnoli ed europei): questo è il tema di alcune cantigas che vedono Maria intervenire a favore delle conversioni religiose e a sostegno dei Cristiani minacciati dai Mori. Le Cantigas de Santa Maria fanno parte per lingua e caratteristiche musicali del patrimonio culturale iberico in quanto prodotto degli artisti galiziano-portoghesi presenti alla corte di Alfonso X, fermo restando il contributo, i prestiti e le influenze stilistiche della cultura europea del tempo. Noi eseguiremo alcune di queste cantigas raccontando alcuni miracoli operati dalla Vergine Maria e altre da noi adattate in forma strumentale.

La musica antica richiama un pubblico di veri e propri fan. Come si può fare per avvicinare i giovani a questo tipo specifico di repertorio e attirarli a concerto?
Noi crediamo che il coinvolgimento dovrebbe avvenire attraverso un minimo sforzo da parte delle istituzioni e delle amministrazioni locali, troppo spesso preoccupate di seguire i dettami delle correnti culturali massificate che ci stanno omologando a livello preoccupante.
Nel nostro piccolo cerchiamo di motivare le grandi energie presenti nelle società giovanili facendo assaporare la manualità, l’immediatezza e la freschezza di un linguaggio che crea solidarietà ed entusiasmo. Lo facciamo attraverso incontri annuali e piccoli festival di musiche antiche-tradizionali che, con grande dispendio di energie, continuiamo a organizzare nella nostra regione e, in particolare, nella città di Spello, sede del nostro Centro Studi di musica Medievale “Adolfo Broegg”.

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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