Come affronta la proposta di partecipare al progetto Short Track?
Il progetto Short Track non è una novità per me, o almeno non completamente, in quanto ho suonato diverse volte per un pubblico “non habitué”, dove dovevo spiegare come funziona lo strumento, rispondere alle domande dei bambini… Ci si diverte e bisogna cercare di non distrarsi per suonare bene!

Il progetto è anticonvenzionale per quanto riguarda gli orari (è ripetuto tre volte all’interno della stessa serata), la composizione del pubblico (da 0 a 99 anni), il posizionamento degli spettatori (che verranno fatti sedere vicino agli esecutori) e il fatto che, al termine dell’ascolto, si possano porre delle domande. Secondo lei sono elementi che possono aiutare a far percepire la classica con maggiore simpatia?
Indubbiamente la musica classica richiede un livello di concentrazione elevata, non parlerei tanto di preparazione del pubblico quanto di concentrazione necessaria. Questa tensione, ahimè, spaventa la maggior parte delle persone, che dopo aver lavorato magari otto ore vedono la musica come un sottofondo, come puro intrattenimento.
Quindi progetti come questi sono i benvenuti e se dopo i tre “mini-concerti” che si susseguono nell’arco della serata ci fosse anche solo un bambino che desiderasse provare a suonare il flauto oppure una persona che decidesse di assistere a un concerto vero e proprio, l’iniziativa sarebbe già da considerarsi un successo.

La “preoccupano” o la divertono le domande che potrà fare il pubblico?
In linea di massima non mi spaventano le domande del pubblico: trovo molto più stressante essere intervistato da un professionista della musica, da un musicologo. Quelle situazioni mi mettono estremamente a disagio, peggio di un concorso…

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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