Qual è l’origine del programma “Le Grandi Guerre” che eseguirete presso l’Unione Musicale?
Le Grandi Guerre hanno segnato il percorso creativo di tantissimi compositori; Ravel, Debussy, Schönberg e molti altri hanno dovuto fare i conti con le conseguenze terribili dei conflitti mondiali. Il programma del concerto si concentra su due opere meravigliose del repertorio che hanno preso “spunto”, seppur con premesse molto differenti, dalle due Grandi Guerre. Apriremo con i 5 film musicali a quattro mani di Alfredo Casella, compositore torinese che, suggestionato dalle cinecronache di guerra, descrisse attraverso un linguaggio graffiante e moderno la devastazione e la desolazione del primo conflitto mondiale. Ogni brano è una sorta di quadro sonoro ambientato in un Paese o regione europea, una ideale colonna sonora di dolorose e mute immagini in bianco e nero.
La seconda parte del programma si concentra invece su uno dei massimi capolavori della letteratura cameristica del Novecento: Le Quatuor pour la fin du temps che venne composto tra il 1940 e il 1941 all’interno di un campo di prigionia a Görliz, paesino tra Germania e Polonia. L’opera prende spunto dal libro dell’ Apocalisse di San Giovanni quale metafora dei tempi di guerra e di prigionia del giovane  Messiaen, catapultato nello Stalag VIII A dopo essere stato catturato dalle truppe tedesche nei pressi di Nancy.

Quale parte del programma amate particolarmente e perché?
Sicuramente il Quotuor! Il tema di riflessione profonda dell’opera riguarda il Tempo. Sia il tempo oggettivo, fatto di scansioni ritmiche razionalmente “disordinate”, sia il tempo eterno, “senza più presente, passato e futuro” come disse lo stesso Messiaen ai colleghi musicisti la sera della prima esecuzione avvenuta nel campo di concentramento. Il brano inizia con il canto degli uccelli: il paesaggio sonoro è sospeso, un’usignolo e un oiseau cantano in un tempo ritmico senza gravità. Visione poetica (o, per chi crede, religiosa) e razionalità si fondono nell’intera opera in modo incredibile. Il tempo musicale  si estremizza. Le Lodi (Louange) sono brani d’eterna fissità temporale, un’ elogio alla lentezza, una sorta di meditazione profonda senza inizio nè fine. La Danse de la fureur, violenta e bronzea, non ha scansione ritmica inquadrabile secondo criteri classici; il pensiero matematico di Messiaen si esprime qui in modo raffinato ed efficace, donando un ritmo “ordinatamente disordinato”. In tutti gli otto brani che compongono il Quartetto è possibile scoprire qualcosa di straordinario: i livelli di lettura di un tale capolavoro possono essere molteplici sia per l’interprete sia per l’ascoltatore; anche per questo il Quatuor è diventato un brano cardine del nostro repertorio.

Qual è il vostro rapporto con i social media?
Nel Trio sono io – dichiara il pianista Antonio Valentino – che curo i social media e in particolare mi occupo nel profilo Facebook, che ad oggi  conta circa 850  likers, e del sito internet. Direi quindi che mediamente i rapporti con il mondo della rete sono… per un terzo… ottimi!

 

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