Recentemente il SIGNUM Saxophone Quartet ha intrapreso un programma didattico intitolato Rhapsody in school, potete descrivercelo?
«Rhapsody in school nasce in Germania nel 2006 con l’intento di promuovere la musica classica nelle scuole primarie e secondarie tramite incontri diretti tra musicisti e studenti. Quando nel 2012 ci è stato proposto di entrar a far parte di questo progetto, ci ha entusiasmato sin da subito l’idea di poter condividere con ragazzi così giovani la nostra esperienza. Infatti i nostri incontri non hanno solo lo scopo di sensibilizzare gli studenti all’ascolto della musica classica e di far conoscere le potenzialità del nostro strumento ma, tramite un’interazione diretta, cerchiamo di far scoprire loro cosa si nasconde dietro al percorso di un ensemble come il nostro. Cosa importante per noi è dare loro un messaggio positivo: bisogna credere fino in fondo in ciò che si ama per realizzare i propri sogni».

Quali sono le migliori strategie che adottate per attirare nuovo pubblico (specialmente giovani) ai concerti di musica classica?
«Sicuramente Rhapsody in school gioca un ruolo molto importante per noi perché fa in modo che le sale dove ci esibiamo si riempiano sempre più di ragazzi.
Il segreto secondo noi è nell’avere un approccio più diretto e informale con il pubblico (da qui la scelta di suonare a memoria) e idee non convenzionali nella scelta dei programmi. Forse rompere i vecchi schemi e confini è la chiave del nostro successo».

Qual è secondo voi il ruolo della musica nella formazione di un individuo?
«“La Musica è un mondo a sé”, afferma Blaz. Quando si ha la possibilità di viverlo se ne scopre la magia. Credo non sia importante quale musica si ascolti, ogni genere risveglia delle emozioni e così influisce sullo sviluppo della nostra personalità. Non dimenticherò mai che quando fui lasciato dalla mia ragazza ascoltavo volentieri la band Linkin Park e ogni volta che riascolto quelle vecchie canzoni rivivo esattamente quel momento di solitudine e di tristezza. La musica agisce sui nostri stati d’animo, è come una medicina».

Qual è il vostro ideale di pubblico?
«Un pubblico senza preconcetti e pronto alle provocazioni è quello ideale per noi»

Come scegliete le musiche che eseguite? Quali sono gli elementi che cercate in una trascrizione?
«Innanzitutto la musica che scegliamo di suonare deve emozionarci. Affrontare un programma di trascrizioni e confrontarsi con pagine monumentali dei grandi compositori del passato scritte per altri strumenti è un modo mettersi alla prova. Per noi la sfida è, nel rispetto del compositore, ricercare le sonorità giuste che non alterino l’autenticità dell’opera. Ad esempio l’ultima trascrizione che abbiamo eseguito a novembre alla Filarmonica di San Pietroburgo è stata quella delle Stagioni di Vivaldi per fisarmonica e quartetto di sax».

Qual è il vostro rapporto con i social media?
«È il rapporto che la modernità ci impone per non rimanere fuori dal mondo, sebbene virtuale…»

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