Dopo i concerti dedicati ai Quartetti di Mozart e Beethoven tornate a Torino con un programma che inanella solo autori del Ventesimo secolo. Come avete scelto i brani in programma? C’è un fil rouge che collega i diversi brani?
Il fatto stesso che questi brani siano stati tutti scritti in un arco di tempo piuttosto breve e in un’epoca in cui sono avvenuti cambiamenti drammatici ci ha convinti a metterli insieme. D’altra parte l’abbinamento di queste pagine mette a confronto i diversi tipi di scrittura: quella del quartetto francese, con la sua riflessione sul canone classico, e il pensiero compositivo tedesco proiettato sul futuro della scrittura del quartetto per archi. 

Secondo voi, come cambia l’ascolto (e l’interpretazione) della musica classica nell’era digitale, in cui la fruizione dei contenuti è estremamente veloce? Ha ancora senso l’ascolto di un concerto dal vivo?
Forse oggi ha più senso che mai ascoltare concerti dal vivo, perché rappresenta una delle ormai rare occasioni per dedicare all’ascolto un certo tempo senza essere disturbati. E oggi come oggi ascoltare un’opera d’arte dall’inizio alla fine senza interruzioni non è scontato.

 Voi siete musicisti, insegnanti e anche genitori: secondo voi come si può favorire il contatto di bambini e ragazzi con la musica classica?
Personalmente credo in una forte connessione tra la musica che custodiamo e le idee dell’illuminismo. Per me, la maggior parte della musica è radicata in una profonda comprensione dell’umanità e nelle migliori qualità a cui gli esseri umani possono aspirare. Può essere che questo aspetto sia stato un po’ sottovalutato nell’educazione…

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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