La sua prima apparizione in una stagione dell’Unione Musicale è nel 1997, cui sono seguite, come solista o camerista, quasi una ventina di presenze. Cosa rappresenta per lei tornare ancora una volta a Torino?
L’Unione Musicale è la società concertistica che per prima ha creduto in un “giovane” Carbonare che, ventenne di belle speranze, cercava di imporsi nel mondo concertistico. All’Unione ho tanti amici, cosa c’è di meglio ?

Ha da poco festeggiato un compleanno “importante”: che bilancio fa della sua carriera e quali progetti ha per il suo futuro?
I bilanci del passato non fanno per me. Per il mio futuro? Una scalata e concerto sull’Everest il prossimo agosto… chi viene con me ?

Lei è musicista, insegnante e anche genitore e il suo impegno sociale lo vede presente a sostenere progetti che possano contribuire al miglioramento della società attraverso l’educazione musicale. Come si può favorire il contatto di bambini e ragazzi con la musica classica?
Far “giocare” i ragazzi con la musica è fondamentale: dobbiamo sempre ricordarlo! Anche noi “professionisti” dobbiamo restare sempre studenti e bambini. Solo cosi potremo coinvolgere i più giovani in quel meraviglioso mondo che è la musica.

L’Unione Musicale si sta impegnando da anni per coinvolgere maggiormente i giovani ascoltatori con una politica di prezzi che li avvantaggia, con l’introduzione di guide all’ascolto realizzate da giovani musicologi, con la programmazione di nuove formule di concerti brevi e seguiti da un question time con gli interpreti… A suo avviso, possono essere strumenti efficaci?
TUTTO deve essere messo in campo per avvicinare i ragazzi! E non è mai abbastanza… la disgregazione della cultura a opera della società “addormentata” è un cancro quasi impossibile da combattere, ma credo in un futuro migliore, quindi… ne vale la pena.

Conservatori, licei musicali, scuole medie musicali, liceo coreutico-musicale. Contrariamente a quanto si dice, nel nostro Paese sembra che la musica classica non sia così assente nel panorama formativo ufficiale, tuttavia più il tempo passa e più ci si lamenta che le istituzioni non fanno nulla per colmare il divario tra musica colta e pubblico. Qual è la sua opinione in merito?
Il problema sta nel fatto che combattere lo strapotere della televisione è difficile. Oggi siamo in una società che va di fretta ma dorme. Sta a noi, per primi, risvegliarci e lavorare per il bene e il progresso dell’umanità. Lo so, sembrano frasi fatte, ma io ci credo.

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