Come nasce il programma che eseguirete a Torino?
Ho avuto occasioni per suonare i concerti di Mozart ma mai l’opportunità di farli insieme. L’idea delle integrali mi ha sempre conquistata. Non è un caso che abbia inciso i Capricci di Paganini o le Sonate e Partite di Bach. Anzi, quasi volessi continuare questa ambiziosa avventura, mi sono finalmente avvicinata a Mozart. Una opportunità straordinaria per parlarsi e conoscersi con una confidenza diversa. Per l’occasione ho chiesto a Giovanni Sollima di immaginare le cadenze per questi concerti. Ha accolto con entusiasmo l’idea e davvero sarà molto interessante!

Per l’Unione Musicale proponete una full immersion in Mozart. Quali sono i rischi e quali le opportunità nell’affrontare un compositore così noto e amato?
Con Mozart i rischi sono sempre molto elevati poiché è complesso in tutti i sensi. Tecnicamente richiede, oltre ad una ovvia padronanza di intonazione, una meno scontata padronanza di quei colpi d’arco, di quelle articolazioni della mano destra che non possono prescindere da uno stile tutto mozartiano e che hanno creano problemi non indifferenti a generazioni di violinisti… date per risolte queste difficoltà resta quella della bellezza del suono.  Cantare una frase  con una ‘bellezza’ naturale di suono penso sia la difficoltà più grande.

Secondo lei quali sono le doti principali che deve possedere un giovane che oggi intenda intraprendere la carriera professionale?
Il talento è naturalmente la base che ti permettere di costruire e di sognare.
Altre doti sono comunque fondamentali per valorizzare il talento: passione, pazienza, tenacia, intelligenza, cultura, umiltà, curiosità…ma anche la fortuna di crescere in una famiglia che sappia capire non solo le qualità del giovane ma che lo aiuti a crescere con il massimo rispetto della musica e non del puro esibizionismo.

Anche in virtù della sua esperienza come Responsabile Artistico del progetto della musica da camera alle Settimane Musicali al Teatro Olimpico, quali sono le azioni più efficaci per attrarre nuovo pubblico (e in particolare i giovani) alla musica classica?
I concerti in cui suono e racconto piacciono molto, creano una complicità nuova tra pubblico e artista che davvero coinvolge e appassiona, giovani compresi…

Secondo lei perché i giovani non frequentano molto la musica classica dal vivo? Che cosa potremmo fare in più (o di diverso) noi organizzatori?
Probabilmente in parecchi pensano sia noioso andare al concerto. Crescere da bimbi con maestri illuminati che li appassionino immagino faccia la differenza. I bimbi non hanno preconcetti, accolgono con entusiasmo gli stimoli, sono curiosi. Sta a noi adulti, genitori e insegnanti, coinvolgerli nel modo giusto. Abbiamo una grande responsabilità in questo senso.

Che ruolo gioca la musica nello sviluppo di una persona, anche se non diventerà mai un musicista?
Trovo che sia una amica straordinaria. Sempre presente, sincera, capace di consolare o di sorridere. Ma anche estremamente intima ed esclusiva in un rapporto in continua evoluzione.

Qual è il suo rapporto con i social media?
Mamma mia! non lo so. Mi sento un misto tra una analfabeta e una pigra…

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