Qual è stato (e qual è tuttora) il ruolo della musica nel tuo sviluppo personale?
La musica è stata da sempre una presenza costante nella mia vita dato che i miei genitori sono entrambi musicisti e ha sicuramente avuto un ruolo di primo piano nel mio sviluppo personale. Oltre alla creatività e alla disciplina che inevitabilmente si sviluppano, credo che la vita del musicista metta in primo piano una continua ricerca delle proprie istanze profonde e anche un forte senso di responsabilità verso se stessi e verso chi condivide quest’esperienza con te.

Quando e perché hai scelto di diventare musicista? In alternativa che cosa avresti voluto fare?
È difficile dare una risposta precisa a questa domanda, anche se credo che ci siano dei momenti che ci fanno capire in modo più chiaro quanto veramente teniamo alla musica. La vita di un musicista è fatta di molti sacrifici, specialmente quando si è in età scolastica, perché dopo l’ultimo giorno di scuola, mentre molti cominciano le vacanze, per noi è il momento degli esami in Conservatorio. In queste situazioni ho capito che per me non si trattava di uno sforzo o di una fatica ma erano momenti che aspettavo, da dedicare completamente al pianoforte. Più avanti poi, dopo i primi concerti a circa sedici anni, ho realizzato con chiarezza che avrei voluto diventare musicista. Molte volte mi sono ritrovato a pensare a cosa farei se non suonassi, ma onestamente non sono mai riuscito a immaginare una vita diversa da questa.

A che punto è il tuo percorso di formazione? Che cosa desidereresti per il tuo futuro?
Al momento frequento il Biennio al Conservatorio di Torino, che concluderò quest’anno, e da ormai quattro anni sono iscritto all’Accademia di Musica di Pinerolo: sicuramente il mio percorso di formazione è lontano dall’essere concluso, sento di avere ancora molto da imparare. In futuro mi auguro di potermi guardare indietro con la certezza di non aver mai sprecato opportunità e occasioni importanti, spero di poter giocare le mie carte migliori in questi anni.

Che cosa ti piace ascoltare?
Un po’ di tutto, preferisco di gran lunga andare a sentire la musica classica dal vivo: è fondamentale andare a sentire tanti concerti per capire che le interpretazioni di un musicista possono essere molto diverse a seconda dei momenti e dello stato d’animo in cui ci si esibisce; inoltre le sensazioni che si hanno ascoltando un concerto dal vivo sono veramente differenti da quelle che si provano ascoltando una registrazione o un cd. Nell’iPod invece metto musica di altro genere, mi piace soprattutto quella elettronica.

Che cosa diresti a un tuo coetaneo per invitarlo a frequentare i concerti di musica classica?
Proverei a convincerlo a esplorare un mondo che forse per lui è sconosciuto, a provare per una sera un’esperienza nuova che potrebbe rivelarsi, magari anche inaspettatamente, piacevole.

Che cosa rappresenta per te tenere un recital per un ente dalla lunga tradizione come l’Unione Musicale?
È una grandissima opportunità: esibirsi in concerto per una stagione che ogni settimana ospita artisti di fama internazionale è un’occasione unica ed è raro che un ente così importante conceda la possibilità a tanti studenti del Conservatorio di vivere un momento così intenso e speciale.

Intervista raccolta da Gabriella Gallafrio per l’Unione Musicale

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