Maestro, a Torino state concludendo l’integrale dei Quartetti mozartiani che vi ha visti presenti con cinque serate nella scorsa stagione e tre in questa. Qual è il vostro rapporto con l’Unione Musicale e il suo pubblico?
L’Unione Musicale è una grande società di concerti e Torino una grande città con tutta la sua storia. Il pubblico dell’Unione è speciale. Suonarci perciò è sempre per noi un evento.

Anche alla luce delle vostre esperienze internazionali, quali sono “i trucchi” per avvicinare i giovani alla musica classica dal vivo?
Nessun trucco, anzi. I giovani non sono sciocchi. I trucchi li scoprono in fretta e si allontanano. Basta semplicemente portare loro la musica dove loro si trovano e attraverso i mezzi che usano. Senza svilirla ma senza nemmeno renderla quello che non è ovvero pomposa e imbalsamata. Lasciamo a casa definizioni, manuali, spiegazioni, grandi citazioni e portiamo solo la musica per quello che è senza stravolgerla. Allora i giovani interessati si avvicineranno.

Quali progetti vi aspettano nel prossimo futuro?
Tanti. Cina, Stati Uniti, Sud America, nuovi dischi, il debutto al Concertgebow, collaborazioni con altri colleghi come Emerson, Dutton, Hofmann, l’insegnamento con sempre nuovi gruppi che contribuiscono ad arricchire e popolare il panorama quartettistico italiano che, finalmente, comincia a poter competere con quello di Paesi da sempre più forti in questa tradizione… ma soprattutto uno, quello che ci ha riuniti 17 anni fa: continuare a suonare per divertirci, star bene e godere della musica più bella del mondo.

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