A quale brano della produzione cameristica di Čajkovskij è più affezionato e perché?
Di certo il brano al quale sono più affezionato è Souvenir de Florence; lo suono da una vita, ho dei meravigliosi ricordi con Giuranna, Asciolla, Filippini, Lynn Harrell. Si tratta di un brano che contiene tutto: dalla struggente malinconia a una sfrenata gioia di vivere. Pochi compositori come Čajkovskij hanno saputo indagare tutte le sfaccettature dell’animo umano.

Lei è un apprezzatissimo docente: quali sono le doti principali che deve possedere un giovane che oggi intenda intraprendere la carriera di musicista?
Umiltà, serietà, rispetto per la musica e i colleghi.

Lei ha suonato in tutto il mondo. All’estero è diversa la partecipazione dei giovani ai concerti di musica classica?
Questo è un tema che mi sta molto a cuore. Paradossalmente nei Paesi con meno tradizione musicale, ma con maggiore educazione musicale nelle scuole e maggiore voglia di “riscatto” culturale c’è più partecipazione da parte dei giovani ai concerti. Sto pensando per esempio alla Colombia, al Venezuela, alla Cina. Nei Paesi anglosassoni invece c’è sicuramente un’attenzione maggiore alle riduzioni sul prezzo dei biglietti. Ci sono luoghi (sto pensando alla Royal Albert Hall) dove è tradizione che fra il pubblico ci siano giovani e giovanissimi.

Secondo lei perché i giovani non frequentano tanto la musica classica dal vivo? Che cosa potremmo fare in più noi organizzatori?
Con le Settimane Musicali Internazionali a Napoli siamo stati i primi ad aprire ai giovani e al pubblico i misteri di come “si costruisce” un’esecuzione musicale. I giovani che ci seguivano allora sono diventati grandi appassionati, abbiamo fatto ascoltare loro dal grande repertorio alle composizioni più rare e meno eseguite. Tutti potevano ascoltare le prove e venire a stretto contatto con i musicisti in un luogo che non incuteva timore.
Come dice spesso Riccardo Muti, stiamo diventando il paese della “storia della musica”.
L’importanza dell’educazione musicale sia all’ascolto sia nella Conoscenza pratica del linguaggio musicale è fondamentale per misurare il grado di civiltà di un popolo.
Penso che in questo momento gli organizzatori stiano facendo molto per sensibilizzare i giovani, l’Unione Musicale ne è un esempio.
A livello di istruzione musicale nelle scuole dell’infanzia/obbligo siamo ancora indietro anni luce, anche perché non è un tema di interesse per i nostri politici.

Secondo lei che ruolo gioca la musica nello sviluppo di una persona, anche se non diventerà mai un musicista?
È scientificamente provato che coltivare la parte “musicale” del cervello fin da piccoli dia dei risultati straordinari, qualunque sia la professione intrapresa da adulti. Non svilupparla equivale a lasciare dormiente una parte del nostro cervello.

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