Come è nata la collaborazione con Gilles Apap e Alessandro Carbonare?
Conosco Gilles da oltre dieci anni e il nostro primo concerto in duo fu nel 2007. Lo considero uno dei violinisti più originali e carismatici del panorama attuale. Suonare con lui è sempre un’esperienza coinvolgente e sorprendente, per la freschezza e la contagiosa vitalità che sa infondere in ogni interpretazione e che regolarmente il pubblico sa cogliere e apprezzare. Anche con Alessandro suono in duo da vari anni. Come Gilles, Alessandro ha un particolare magnetismo sul palco e sa spaziare tra stili e linguaggi diversi con la massima naturalezza e creatività. Per questo ho pensato di formare un trio con loro. Abbiamo già fatto un tour la scorsa primavera e l’esperimento ha funzionato molto bene: dunque siamo tutti impazienti di tornare a suonare insieme per l’Unione Musicale.

Una formazione particolare, con un repertorio che include brani prevalentemente del XX secolo, come il Trio di Giancarlo Menotti che eseguirete all’Unione Musicale: come avete strutturato il variegato programma del concerto?
Abbiamo volutamente evitato i due brani che di norma vengono inseriti in un programma con questo organico: il Contrasts Trio di Bartòk e la Suite da Histoire su Soldat di Stravinskij. Viceversa, abbiamo proposto il Trio di Menotti, di rarissima esecuzione, che sfrutta al meglio le potenzialità espressive di questa formazione, individuando un carattere peculiare e ben differenziato per il violino e il clarinetto, con un’ironia e una leggerezza che personalmente mi affascinano. Per offrire una varietà di organico, abbiamo anche inserito due grandi sonate del Novecento, quella di Poulenc per clarinetto e pianoforte e quella di Ravel per violino e pianoforte, così da poter apprezzare anche singolarmente le eccezionali doti espressive di Gilles e Alessandro. Inoltre, sia Ravel sia Poulenc in queste composizioni strizzano l’occhio a musiche extracolte, come fa anche Gershwin, naturalmente, in Porgy and Bess, da cui deriva la Ballad trascritta per trio da Robert Bennett. Nel suo complesso, dunque, potremo ripercorrere un itinerario variegato, coerente e mai scontato del Novecento musicale. I due brani Klezmer, parzialmente improvvisati, chiuderanno la serata con una particolare energia.

Quest’anno la Decca ha pubblicato l’integrale pianistica di Mendelssohn da lei realizzata. Cosa ha significato nel suo percorso artistico questa “full immersion” nel mondo di un unico compositore?
Ho iniziato a occuparmi di Mendelssohn circa 15 anni fa, quando, grazie a Gian Andrea Lodovici, iniziai la ricerca e lo studio dei suoi manoscritti inediti. Inizialmente ero attirato dalla possibilità di scoprire, ancora oggi, musiche mai conosciute di un grande compositore romantico. E nel caso di Mendelssohn non si trattava di un solo brano, ma di parecchie decine di composizioni inedite, anche corpose, rimaste sepolte per vari motivi contingenti. Dopo i primi due cd, nel 2005 e 2006, interamente dedicati a brani di Mendelssohn mai incisi prima, la Decca mi ha proposto di proseguire con i Lieder ohne Worte, di cui ho inciso anche otto Lieder in più, oltre ai 48 già conosciuti. Poco a poco mi sono reso conto che anche il Mendelssohn pianistico già pubblicato era quasi del tutto ignorato nei programmi concertistici e nei cataloghi discografici e gradualmente ho studiato, suonato e poi inciso tutto il resto della sua produzione, per un totale di 10 cd che ora sono stati pubblicati in un cofanetto dalla Decca. Conoscere nella sua totalità la produzione di Mendelssohn mi ha certamente arricchito molto, sia nella comprensione dei suoi “codici” espressivi, sia nel ripercorrere la sua evoluzione artistica. Leggere molte delle più di 7.000 lettere e approfondire anche la sua produzione cameristica e sinfonica è stato altrettanto importante per entrare in sintonia con uno dei compositori che ancora oggi meriterebbero una maggiore presenza nelle stagioni concertistiche.

Negli ultimi anni lei ha realizzato originali progetti – come il Ghost Concert e TeoTronico, il robot che suona il pianoforte – in cui ha messo la sua arte in stretto contatto con le più avanzate e moderne tecnologie. Come cambia l’ascolto (e l’interpretazione) della musica classica nell’era digitale, in cui la fruizione dei contenuti è estremamente veloce? Ha ancora senso l’ascolto di un concerto dal vivo?
Questi due progetti, a cui si aggiunge un nuovo progetto in preparazione con pianoforte Yamaha Disklavier, sono pensati per divulgare la musica colta di qualità anche al di fuori del pubblico tradizionale, che forse costituisce meno dell’1 % della popolazione. Fuori dalle sale da concerto e dal pubblico degli abbonati alle stagioni di musica classica esiste, come ben sappiamo, tutto il “resto del mondo”: persone che non hanno ancora avuto la fortuna di essere avvicinate alla grande musica e che per ragioni sociologiche o culturali non metterebbero piede in una sala da concerto, magari perché identificano la musica classica con un target sociale a cui si sentono estranei. Il progetto con il robot-pianista nasce per spiegare a un pubblico di bambini o famiglie i principi dell’espressione musicale, attraverso il confronto diretto tra le mie interpretazioni e le spietate esecuzioni “alla lettera” del robot. Il robot parla anche e commenta, con tono fortemente critico, le mie interpretazioni, a suo dire troppo “umane e arbitrarie”, proclamando la superiorità delle macchine sull’uomo anche nell’interpretazione musicale. Naturalmente io controbatto, cercando di spiegare a lui (e al pubblico) quali sono i principi del fraseggio e delle forme musicali, per un ascolto più consapevole e coinvolgente. I contenuti sono, quindi, quelli di una conferenza sull’estetica musicale, ma con un approccio e format pensati per coinvolgere e divertire anche un pubblico di non esperti. Il Ghost concert è invece dedicato a Sergej Rachmaninov, con lettura di alcuni suoi scritti e con l’ascolto di una decina di sue incisioni su rullo. La particolarità è che anche in questo caso il format non è quello cattedratico di una conferenza, ma consiste in uno spettacolo multimediale dove un pianoforte riproduce “dal vivo” i rulli di Rachmaninov, con la proiezione della sua figura che si muove in sincronia con la musica, quasi a sembrare che Rachmaninov stia tenendo un recital in carne e ossa. Io interagisco con lui, intervistandolo in una sorta di “intervista impossibile”, e al termine anche togliendomi lo sfizio di suonare a quattro mani con lui!

Secondo la sua esperienza, sia di musicista sia di genitore, qual è il ruolo della musica nello sviluppo di una persona?
La musica è una delle vie più immediate e naturali per imparare ad ascoltare. Per ascolto intendo anche la capacità di sentire e riconoscere i nostri stati d’animo e di saperli cogliere anche negli altri. Se tutti fossimo “maestri di ascolto”, vivremmo molto meglio e risolveremmo all’origine molti dei problemi di oggi, causati dall’incapacità di capire gli altri e di ascoltare noi stessi. La musica, inoltre, è anche un elemento fondamentale per il benessere psico-fisico della persona, e in tal senso ritengo che sarebbe giusto che il “diritto alla musica”, compreso, naturalmente, il “diritto al silenzio”, debba essere fornito e garantito non tanto dal Ministero dei Beni Culturali, ma dal Ministero della Sanità. Il silenzio è ormai diventato un lusso per pochi: negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie gli unici luoghi silenziosi sono le VIP lounges.

Perché i giovani frequentano sempre più raramente le sale da concerto? Cosa potremmo fare, in più o anche di diverso, noi organizzatori?
Perché non hanno idea di cosa sia la musica, perché non hanno mai avuto occasione di ascoltare un concerto in modo consapevole, perché anche nella scuola, in tv e in molte famiglie la musica classica e l’insegnamento dell’ascolto sono del tutto assenti. Se da un lato ciò può sembrare scoraggiante per chi si occupa di musica, dall’altro, invece, questa situazione rappresenta una grande opportunità: esistono milioni di potenziali ascoltatori, “portatori sani” della passione per musica classica, che ancora non sanno di esserlo. Se noi musicisti ci daremo da fare per portare la musica a questo “resto del mondo”, potremmo rapidamente accendere l’entusiasmo per la musica in migliaia, milioni di nuovi ascoltatori.

 

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