Maestro, come nasce il programma “Il pianoforte di Bach” che eseguirà per l’Unione Musicale?
Nasce dall’esigenza di “mostrare” tutte le potenzialità di uno strumento come il “pianofort” di Gottfried Silbermann, che Bach conobbe a partire almeno dal 1725, insieme allo sviluppo e alla ricezione, attraverso la vasta circolazione dei manoscritti, della musica per tastiera di Bach, dagli anni giovanili fino alla maturità.

Quale brano del programma ama particolarmente e perché?
Il primo brano “per il Padre Martini di Bologna” perché fu inviato da Bach stesso al nostro Padre Martini, in una copia realizzata dal figlio Wilhelm Friedemann, e ci rivela che, vivente Bach, in Italia c’era già chi si occupava di lui e lo apprezzava come “uno dei primi professori d’Europa”.

Qual è il suo rapporto con i Social Media?
Cordialmente sospettosi… Sono su LinkedIn per “dovere d’immagine”. Per il resto vedo molto egocentrismo e scarso senso critico, uniti a una buona dose di acredine e litigiosità. Il poco (pochissimo) tempo che mi resta, dopo la famiglia (moglie e due bimbe meravigliose!) e l’attività artistica, preferisco dedicarlo al “social” come lo concepisco io: faccia a faccia a un essere umano (e non a una macchina), ascoltando, guardando, toccando.
Ció che ho da dire lo dico facendo musica. Calato il sipario preferisco… non lasciare tracce!

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