Spira mirabilis dichiara di “non essere solo un’orchestra senza direttore, ma un gruppo di musicisti che hanno trovato una terza via”. In che cosa consiste?
Mi devo permettere di correggere… Spira mirabilis non è proprio un’orchestra. Creando la Spira non abbiamo mai pensato di fondare un nuovo gruppo o un’orchestra senza direttore, ma di creare uno spazio, una dimensione, in cui musicisti professionisti o sul punto di diventarlo, potessero continuare a studiare insieme, imparare come si studia una partitura e come costruire una interpretazione comune di essa. Questo tipo di studio nell’ambito della musica da camera ha più occasioni di esistere, in ambito sinfonico invece è molto più raro. Soprattutto lo studio non dedito alla preparazione di un concerto ma all’apprendimento e alla conoscenza. A seconda della partitura scelta, il gruppo di artisti coinvolti ovviamente cambia, se è un ottetto, un sestetto, una sinfonia di Haydn, una di Brahms o la Nona di Beethoven (musicisti coristi e solisti), o in certi casi, come è successo per Sogno di una notte di mezza estate sono stati coinvolti anche degli attori e un coro di bambini. Tutti sono parte di Spira mirabilis. Rinunciare a un direttore è stata una scelta spinta dal desiderio di responsabilizzarci e fare davvero a fondo il lavoro affascinante che è parte della sua preparazione. La nuova via sta nel fatto che l’obiettivo  del progetto sono le prove e non i concerti, che non è il primo violino a “dirigere l’orchestra” dal posto di spalla, ma siamo tutti ugualmente responsabili del lavoro. Ovviamente con ruoli diversi.

Perché a vostro avviso c’era bisogno di trovare nuove vie per realizzare un concerto classico?
In realtà questa è stata una conseguenza. Non avendo creato la Spira per fare concerti ma per studiare abbiamo fin da subito pensato di poterci concentrare ogni volta solo su una singola partitura. Sinfonie che con il direttore si provano in tre ore noi le affrontiamo più o meno in una settimana e il tempo, comunque, sembra sempre troppo poco. Il momento della condivisione con il pubblico, con qualcuno che ascolti, è peró una tappa fondamentale del nostro studio. Le sensazioni sono nuove, la percezione e la concentrazione sono molto più elevate, il confronto è illuminante. Per questo facciamo i concerti, ma quello che possiamo offrire è solo il frutto del nostro studio che è focalizzato su un pezzo solo. Per questo la Spira fa concerti con un pezzo solo. Per noi sono intensissimi e l’esperienza di potere immergere il 100% delle nostre energie in “quel” pezzo è impagabile. Si è poi scoperto che anche per il pubblico si aprivano nuove esperienze di ascolto perché anche la sua energia era tutta concentrata su “quel pezzo”. Un po’ come leggere un libro, andare a vedere un film. Una sinfonia è un’opera completa. La discussione con il pubblico a fine concerto ci sembra il passo più naturale del mondo in un progetto come il nostro.

Quale pubblico desiderereste trovarvi di fronte?
Abbiamo suonato per un pubblico di ogni tipo, davvero diverse tipologie. Ovviamente avere la possibilità di suonare la Settima di Beethoven per un pubblico che in gran parte non l’aveva mai sentita è stato impagabile! Sono esperienze che non capitano quasi più! Il pubblico che più amiamo è comunque quello che si mette in discussione e ascolta e “suona” con noi, un po’ come facciamo noi stessi, che ci mettiamo in discussione per una settimana. È bello quando al “question time” che facciamo al termine del concerto le persone si liberano di ogni timidezza e ci fanno domande di ogni tipo e di ogni livello. La Spira per noi musicisti serve soprattuto a questo, a farci imparare qualcosa. 

Il pubblico può “collaborare” alle vostre esecuzioni? Se sì, come?
Nonostante il nostro studio non sia rivolto alla costruzione di una esecuzione che sia a tutti i costi “vincente” (questo limiterebbe in un certo senso il nostro lavoro e ci farebbe essere più cauti nelle scelte) suonare in pubblico è una delle tappe fondamentali del nostro studio proprio perché il pubblico è uno degli specchi che possiamo usare per avere certe risposte, capire certe cose. Il “question time” è un momento di scambio molto prezioso! Di qualsiasi natura siano le domande o i commenti. Le critiche sono sempre molto ben accette!

Il vostro modo di provare – che rende ciascuno responsabile del processo creativo – è un alto esempio di democrazia. Come riuscite a armonizzare i diversi di punti di vista? Tra voi c’è un coordinatore “eletto”?
Il fatto di scegliersi gli uni con gli altri sulla base di un comune sentire musicale, di condividere la necessità di spendere il tempo a studiare per ore e ore in un certo modo, e certamente di una compatibilità umana che però non è al primo posto dei requisiti, crea non solo una prima grande scrematura su chi partecipa a un progetto come Spira, ma anche una forte fiducia artistica reciproca. 
Negli anni abbiamo cercato di imparare un modo comune di leggere la partitura soprattutto nell’ambito del linguaggio classico e preromantico, grazie all’aiuto di alcuni insegnanti da cui, tutti insieme, siamo andati a lezione. In questo modo abbiamo una base di conoscenza comune da cui partire che fa da cornice all’interpretazione che verrà costruita. “Cornice” nel senso di “limite”; tutte le proposte che vengono fatte si confrontano con questa base di idee comuni che fa parte del DNA musicale di Spira. Tutti possono parlare ma sempre e solo giustificando le proprie proposte sulla base della partitura. Se due opinioni sono contrastanti non si sceglie mai una via di mezzo, ma o l’una o l’altra a seconda di quale sia stata supportata da argomenti più convincenti e più coerente con il modo in cui stiamo costruendo il pezzo in questione. Ovviamente alcune persone hanno più il ruolo di coordinare la discussione rispetto ad altre, ma la loro parola non è più importante.

Spira Mirabilis dichiara di aver attratto l’attenzione di un pubblico “vergine”, desideroso di scoprire la musica classica e conoscerla meglio. Quali sono le modalità, i tempi, i luoghi migliori per raggiungere questo tipo di pubblico?
A noi è successo fondamentalmente per caso. Cercavamo un posto dove studiare e fare musica, lo abbiamo trovato in una piccola cittadina in provincia di Modena che non aveva una realtà musicale prima del nostro arrivo e non aveva un luogo dedicato a concerti o spettacoli teatrali. Per questo abbiamo dovuto studiare e suonare in un posto che nulla aveva a che fare con quelli dove di solito si fa musica d’arte: la Polisportiva! E lì abbiamo trovato il nostro pubblico, dividendo le sale prova e  arrangiando gli orari di prova in modo da non interferire con la tombola della domenica, le lezioni di ballo latino americano, il torneo di bocce.

Come è possibile appassionare i giovani alla classica?
Quello con la musica classica è un “incontro”, per giovani e meno giovani. Come tutti gli incontri a volte deve essere aiutato o introdotto da qualcuno, a volte è influenzato dal luogo e dal momento… ma una cosa in cui crediamo molto è che non si debba travestire la musica classica in qualcos’altro per renderla più accattivante, o negare che sia un linguaggio complesso e percepibile a più livelli. Anzi, andrebbe sfatato il mito della musica classica come “rilassante”. Tante persone la amano “perché è rilassante”. Queste persone si perdono molto di quello che invece spesso c’è dietro a ciò che stanno sentendo e non stanno ascoltando davvero. Ascoltare veramente un pezzo richiede delle energie. Almeno come leggere un libro o guardare un quadro senza essere colpito solo dalla bellezza dei colori. Dare  chiavi di ascolto, spiegare la retorica di certi elementi, il significato a volte aiuta di più di qualsiasi programma cross over. Non è strano che si faccia fatica ad ascoltare qualcosa che ha più di duecento anni ed è anche piuttosto antistorico! L’entusiasmo di chi nella musica classica ci crede, di chi la fa, è fondamentale. E fondamentale è saperlo esprimere e condividere in un modo che sia comprensibile a chi abbiamo davanti. 

Qual è il vostro rapporto con i social media?
Molto disorganizzato e superficiale. Nessuno di noi è particolarmente bravo nell’ambito. Spira è nata quasi come “organizzazione segreta”. In modo che lo spazio allo studio fosse libero da qualsiasi stress e pressione esterna.Questo è un lato che fa a cazzotti con il concetto di social media. Però ci siamo  accorti che se non siamo noi stessi a spiegare Spira spesso e volentieri altre persone ne parlano e la fraintendono… per questo abbiamo lavorato al nuovo sito e cerchiamo di essere presenti sui social. Ma diciamo che non spicchiamo in questa dote…

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