Maestro, ho letto che il suo amore per la musica è nato in età infantile, ma c’è un momento in cui ha scelto effettivamente di diventare musicista professionista? Altrimenti di che cosa si sarebbe occupato volentieri?
In realtà non c’è stato un momento specifico in cui ho deciso di diventare un pianista, è sicuramente qualcosa che ho sempre amato e particolarmente apprezzato, ma il mio percorso è stato straordinariamente naturale. Mi considero molto privilegiato ad aver potuto intraprendere questa strada: ho semplicemente accolto le opportunità che mi sono state date… non è veramente una questione di “scelta”. Se non facessi il musicista, credo che farei un sacco di cose: mi piacciono molte cose e non mi annoio mai!

La vita da musicista è molto dura: ci sono stati nel suo percorso dei momenti in cui ha pensato di mollare tutto e cambiare direzione? Se sì, che cosa le ha dato la forza di proseguire?
Ci sono sempre momenti che presentano sfide, ma questo capita non solo nella vita di un musicista. È semplicemente una parte della vita, e di solito è gratificante perseverare. Solo questa consapevolezza mi ha dato la forza di continuare.

A Torino presenta un bellissimo programma, tutto dedicato alla notte. Perché hai scelto questo filo conduttore? Tra i brani che eseguirai ce n’è uno a cui si sente maggiormente affezionato? Perché?
Il mio programma è sottotitolato “Night Music”. Mi piacerebbe infatti mostrare al pubblico le molte sfaccettature di questo genere di repertorio pianistico. Quando la gente pensa alla musica notturna, spesso la prima idea che viene in mente è un notturno o forse una ninna nanna. Ma la notte è un momento della giornata che ha possibilità infinite, è questo magico tempo sconosciuto, ampiamente indagato dai compositori.
Pertanto, nel mio programma, includo sia i pezzi tradizionali del repertorio “notturno” (come i Notturni di Chopin), il notevole Gaspard de la Nuit, e il meno noto Nachtstucke di Schumann. Persino i brani di Rachmaninov (i Morceaux de fantaisie op. 3) funzionano bene, perché evocano un’atmosfera notturna: Élégie e Sérénade si riferiscono direttamente alla notte, nel Preludio, che è stato soprannominato Bells of Moscow, risuona per sei volte, alla fine, un rintocco di campana: potrebbe essere l’inizio o la fine del notte?
A questo punto forse vi chiederete come si collega al programma lo Scherzo op. 20 di Chopin? Semplice: il tema dell’opera si basa sulla famosissima canzone natalizia polacca, una ninna nanna a Gesù bambino che si intitola Lulajże Jezuniu.

Non le capita di annoiarsi a ripetere l’esecuzione degli stessi brani per molte sere consecutive?
Aha! Questo è il dono speciale di un artista. Non esiste la perfezione, semplicemente non esiste. Quindi ogni sera è assolutamente diversa: mi adatto allo strumento, al pubblico, e sono influenzato da ciò che mi circonda e da ciò che ho vissuto quel giorno. Uno vive con la musica, diventa una parte di te, e il recital smette di essere incentrato sulla resistenza e sulla concentrazione e diventa un momento in cui effettivamente dare forma alla musica.

Che cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere la carriera di concertista professionista?
Vorrei suggerire di studiare, imparare e sperimentare, ma anche eccellere in tutti gli altri campi; essere un artista non significa solo essere un buon tecnico. È anche estremamente importante non perdere mai l’amore e la passione per la musica!

 

Intervista raccolta da Laura Brucalassi per l’Unione Musicale

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