Maestro Rimonda, come nasce il programma Le Violon Noir?
Come tutti gli Stradivari (quello che io suono è del 1721) porta il nome del proprietario più celebre: Jean Marie Leclair. Questo importante compositore nell’ultimo periodo della sua vita diventò misantropo e fu trovato morto assassinato con il violino in mano. Nell’800 il violino fu soprannominato “Le Violon Noir”, sia per la storia misteriosa dell’omicidio irrisolto sia per l’impronta della mano di Leclair che è rimasta indelebile sulla tavola del violino. Vista la ricorrenza dei 250 anni dalla morte di Leclair abbiamo voluto realizzare un progetto che raggruppasse alcune celebri composizioni violinistiche di carattere misterioso.

Quale brano/i del programma ama particolarmente e perché?
E’ impossibile secondo me misurare il mistero: o c’è o non c’è! Per questo ognuno dei brani in programma ha un suo modo peculiare di dare voce a ciò che nell’esistenza è avvolto nell’oscurità. Ogni brano quindi mi è altrettanto caro e vicino.

Qual è il suo rapporto con i social media?
Ormai i social fanno parte della vita di tutti e dunque anche della vita di un’orchestra o di un solista. Tutto sta nello sfruttarne le enormi potenzialità, utilizzandoli come uno strumento e non come un fine o un obiettivo in sè. A queste condizioni anche la musica diventa un “contenuto” molto stimolante e appetibile.

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